
Ho comprato il primo numero di Wired. Ci ho messo un po’ a leggerlo, perché sono uno che legge tutto, e stiamo parlando di un bel malloppone, anche al netto della pubblicità. Costa 4 euri, vale molto più di 4 quotidiani.
Una rivista con tanti pregi che faccio prima a parlarvi dei difetti:
- Rita Levi Montalcini non è la mia scienziata preferita;
- l’intervista a RLM di Paolo Giordano è eccessivamente agiografica;
- le assemblee di condominio del grattacielo rotante di David Fisher finiranno presumibilmente a sprangate sui denti;
- si rivolge più ai geek che ai nerd, ed io mi sento più nerd che geek;
- don Luigi Verzé è un’ottimista;
- i miei amici dell’UAAR diranno che il prete di cui sopra è stato messo lì per controbilanciare la citazione di Darwin in ultima pagina;
- dubito che avrò mai un’auto elettrica;
- Arduino non è un nome adatto ad un microprocessore;
- c’è anche la rubrica di Matteo Bordone;
- non c’è la gnocca in copertina (ma hanno rimediato nel numero di giugno).
D’accordo, non sono grandi difetti. Nel frattempo, le possibili alternative proseguono sulla linea editoriale di cui ho parlato a suo tempo: Focus DR propone ad esempio le sue “grandi domande”
- qual è il confine tra perversione e trasgressione?
- qual è l’origine dell’uovo di Pasqua?
- perché la lana sulle pecore non si restringe?
- si può fare sesso nello spazio?
- perché la carta igienica ha due veli?
- esistono costumi di carnevale per animali?
Lunga vita a Wired.


