È noto che i Liguri sono un popolo di navigatori; non è forse altrettanto noto che essi sono al contempo pessimi nuotatori. Spartacus non fa eccezione: per lui l’esperienza del bagno in mare consiste nell’alternare mugugni contro le onde a sguardi disperati verso il padre che lo tiene in braccio: non avrai mica intenzione di infilarmi lì dentro, vero?
Accanto a noi autoctoni terragni, una sorridente mamma padana tiene per le mani un’altrettanto sorridente bambina. La tiene perché non sa camminare, non certo per l’acqua: la piccola non mostra alcun timore reverenziale per l’omerica immensità del mare nostrum, né per onde di altezza paragonabile alla sua. Le guardiamo stupefatti, forse troppo insistentemente, tanto che la mamma sente il bisogno di giustificarsi:
— Sa, quest’inverno abbiamo seguito un corso di acquaticità: è stato così importante per la sua autostima!
Racconto quest’episodio al di là del caso concreto — sia chiaro che non sto giudicando una persona da un piccolo particolare, non avrebbe senso — perché mi è sembrato esemplificativo di un atteggiamento sempre più diffuso tra i genitori. È come se il compito di un genitore si fosse ridotto all’insegnamento di alcune particolari abilità, per le quali di solito si ricorre ad un esperto: allenatore, psicologo, nutrizionista, etc. Come se fare il genitore avesse a che fare con la comunicazione di un sapere — teorico o pratico che sia — piuttosto che con la comunicazione di un essere. Come se un analfabeta non potesse essere un genitore eccellente.



Non credo di aver capito bene quello che volevi dire.
Di questo diffuso atteggiamento mi colpiscono 2 cose.
1)Il voler superare ad ogni costo tutti i limiti; ci sono bambini che hanno più confidenza con l’acqua, altri meno, siamo grazie a Dio tutti diversi!
2)Il corso di acquaticità non è un corso di nuoto per cui ci vuole una particolare abilità da parte dell’insegnante, si tratta solo di infondere coraggio e di accompagnare i bambini nella scoperta della realtà, e questo secondo me rimane compito di mamma e papà.
Da: margherita73 su Martedì, 22 Settembre 2009
alle 20:31
sul genitore analfabeta sono perfettamente d’accordo :-)
Da: alga su Giovedì, 24 Settembre 2009
alle 12:54
la pregiudiziale scientista (spiegata bene da ratzie due giorni fa in un intervento al sinodo sull’africa puntualmente e spettacolarmente stravolto dai soliti noti) invade anche il rapporto genitori figli. cioé si rivela indiscutibilmente per quello che è, una questione antropologica che pretende di decidere il valore della persona.
Da: Alessandro su Mercoledì, 7 Ottobre 2009
alle 11:57