Pubblicato da: Galliolus | mercoledì, 2 novembre 2011

Stay hungry, stay foolish

Il 12 giugno 2006 Steve Jobs fu invitato dalla Stanford University a tenere il commencement address, il tradizionale discorso augurale ai neolaureati. Il testo di quell’intervento mi pervenne per vie che non ricordo, nella traduzione di Antonio Dini, e da allora giace sul mio hard disk per essere periodicamente riletto. È un discorso che mi colpisce ogni volta, anche perché riguarda tre argomenti che sono da sempre ben presenti in questo blog: se studiare sia di qualche utilità, se gli avvenimenti che attraversiamo abbiano una ragione, se la morte abbia un senso.

In questi giorni quel discorso è stato spesso citato, anche perché in effetti può essere considerato una sorta di testamento spirituale; io stesso ne ho usato una frase in esergo del mio coccodrillo.

Come tutti i testi molto citati, rischia di essere letto da pochi: per questo, con il permesso del cortese traduttore, metto in rete la trascrizione completa. È in formato pdf: stampatelo e leggetevelo in un quarto d’ora di calma.

Per gli anglofoni: il testo originale è pubblicato nel sito della Stanford University, dove si trova anche la testimonianza video. Se siete proprio pigri, qui c’è il filmato con i sottotitoli in italiano.

Anche il titolo di questo articolo è preso da quel discorso: viene spesso tradotto con “siate affamati, siate folli”. Non so l’inglese, ma propongo umilmente una traduzione diversa: “rimanete desiderosi, rimanete ingenui”.

[Cliccate qui per scaricare il file.]

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Responses

  1. A proposito della traduzione italiana “siate affamati, siate folli” e del perché non sia corretta, ne abbiamo discusso qui: “Stay hungry. Stay foolish” in italiano.

  2. Benvenuta Licia!

    Avete fatto un lavoro veramente bello di brainstorming, tirando fuori tutte le sfumature: a questo proposito, segnalo ai lettori che c’è stato anche un secondo articolo. Io sono stato molto più sbrigativo, ma credo di aver almeno colto il problema, se non proprio la soluzione.

    Valutando il contesto — giovani che si affacciano alla vita “adulta” — mi colpiva il verbo stay, che significa “rimanere” e non “essere”: di solito — parlo con competenza perché faccio questo mestiere — si sente dire ai ragazzi che dopo la scuola dovranno abbandonare il loro modo di essere per abbracciarne un altro, in cambio ovviamente del successo, quindi per il loro bene. Da hippie a yuppie, per usare un motto di qualche decennio fa. Non è così, ma se fosse così la scuola sarebbe solo un grande inganno — ora che ci penso: sono moltissimi a ritenere che la scuola sia solo un grande inganno!

    Io una cosa così l’ho sentita dire solo da pochissimi. Il Beato Giovanni Paolo II diceva spesso che la vita è la realizzazione del sogno della giovinezza. Per non parlare di UnCertoPrete, che amava ripetere l’augurio di non essere mai tranquilli.

    P.S.: il blog di Licia è estremamente addicting


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