Pubblicato da: Galliolus | venerdì, 24 febbraio 2012

Telmo Pievani e la tomba di Galileo

Telmo Pievani è un uomo intelligente e colto. Uno dei rari — ahimè! — filosofi della scienza che abbiano effettivamente studiato ciò su cui filosofeggiano; uno dei più giovani professori universitari italiani; un oratore affabile e convincente, con quella sua parlata che trasmette una pacata saggezza e quella faccia da compagno di classe secchione che però ti aiuta con i compiti.

Proprio a causa di questo suo talento dovrebbe fare un po’ più di attenzione. Ad esempio, il 24 ottobre scorso era a Genova per A scuola con Galileo — un’iniziativa nell’ambito dell’annuale Festival della Scienza — ed ha brillantemente intrattenuto un gruppo di studenti sul tema Galileo e Darwin.

Nei primissimi minuti non può esimersi dal fare un paragone tra i due illustri scienziati:

Galileo e Darwin sono accomunabili da tanti aspetti: molti di voi li avranno già incontrati a scuola, ovviamente. Sapete benissimo che sono considerati i due grandi rivoluzionari della scienza moderna: il primo nel Seicento dà inizio alla fisica moderna, per come la conosciamo oggi, e ci lascia un grande insegnamento anche di tipo metodologico, ovviamente. Darwin, due secoli dopo, è quello che ci ha insegnato come si legge in una grande cornice coerente tutta la scienza della vita: “il Galileo delle scienze della vita”, come è sempre stato definito. In realtà Galileo e Darwin condividono tante altre cose. Entrambi, lo sapete, hanno avuto dei problemi per gli impatti non soltanto scientifici, ma anche culturali, generali delle loro idee: ha avuto un po’ più di problemi Galileo in Italia che non Darwin in Inghilterra a dir la verità, perché Galileo è costretto addirittura ad abiurare, nel 1633. Darwin non ebbe mai questa sventura e addirittura, lo sapete, quando muore nel 1882 viene sepolto nientemeno che nell’abbazia di Westminster, quindi nel tempio della Chiesa Anglicana.

Lo dice così bene che addirittura verso la fine inizia a ridere sotto i baffi, soddisfatto per la sua abilità retorica. Una sintesi perfetta: mi sembra di vederli, quei baluba dei papisti che si accaniscono contro il povero Galileo, mentre Darwin ha ricevuto qualche educata critica, come si usa in una nazione di illuminati gentiluomini quale è l’Inghilterra. L’hanno seppellito a Westminster, e questo da solo dice tutta la differenza tra noi poveri italici retrogradi, il cui sviluppo culturale è tuttora inibito dal pesante giogo del papato, e quel paradiso in terra dove le magnifiche sorti e progressive della modernità hanno generato miriadi di menti aperte. A Westminster, non so se mi spiego. Attenzione, poi, che il mite Pievani quelle cose non le dice: sono io che le sento, per quella strana forma di suggestione che mi prende di fronte alle persone autorevoli. Furbo come un consumato seduttore, il nostro gentiluomo lavora sulle allusioni, fa capire senza dire: e se la signora alla fine lo manda a spigolare, può sempre rispondere «ma che cosa avevi capito!» mettendo la sventurata in ulteriore imbarazzo.

A Westminster. Il discorso fila liscio e convincente, non c’è neanche bisogno di dire bugie, o di colorare qualche piccolo particolare.

A parte una piccola, microscopica, insignificante omissione. Galileo è sepolto nella basilica di Santa Croce a Firenze, tra i grandi d’Italia.

E non mi dire che non lo sapevi, Telmo Pievani dei miei stivali.

[Grazie a Wikipedia per la foto.]

P.S.: la conferenza dura un’ora e un quarto ed è integralmente disponibile qui. Dopo i primi cinque minuti Pievani parla solo di Darwin ed è godibilissimo, a parte quando si lamenta degli insegnanti di scienze delle medie.

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Responses

  1. te ne dico un’altra bella, sempre sul nostro galileo (sì, nostro, di tutti). sono stato a vedere lo spettacolo di paolini “itis galileo”, che consiglio perché è divertente e tutto sommato *abbastanza* corretto. però ne dice una che ovviamente ha strappato l’applauso di tutti in platea, tranne il mio. ha detto più o meno: urbano VIII in quel periodo si intrattiene spesso con galilei, gli chiede di spiegargli le sue scoperte, quelle che aveva illustrato nel sidereus nuncius. nonostante avesse già ricevuto critiche da parte cattolica. però… ma ve l’immaginate ora papa ratzinger che si intrattiene nei giardini vaticani con margherita hack? e qui giù applausi. e no che non ce lo immaginiamo. ma: vogliamo paragonare la hack a galileo? siamo seri. vogliamo far credere che galileo fosse ateo? andiamo. e infine, soprattutto, vogliamo far credere che è ratzinger che non vuole la hack? ma è la hack che non si sogna neanche di andare da ratzinger. che, ci scommetto, sarebbe ben contento di farsi una chiacchierata con lei sulle ultime scoperte scientifiche. o sbaglio?

  2. Bella l’idea che Galileo sia di tutti!

    Un nostro comune amico, attore di professione, mi spiegò una volta il concetto di “caccola”: è quando un attore fa un ammiccamento o una battuta facile, fuori dal copione ma studiata per accattivarsi il pubblico in sala. Va da sé che nell’ambiente è considerata quasi un’infamia, usata dagli attori scadenti per rimediare alle loro palesi mancanze, dai vecchi dinosauri che non ricordano più le battute, o dagli attori di seconda fascia per prendere qualche applauso scavalcando le gerarchie. Mi dispiace che ci sia cascato Paolini, che secondo me è proprio bravo: con quella battuta si è preso l’applauso, ma l’opera è migliorata o no?

  3. no, non è migliorata per niente e soprattutto non ne aveva bisogno: lo spettacolo è stato interessante e godibile. qualche concessione alla vulgata laicista sulla storia di galileo ma tutto sommato una ricostruzione fedele che fa capire il perché di certe scelte dall’una e dall’altra parte. se ti capita vai a vederlo, o comunque immagino che prima o poi sarà disponibile in dvd. il tuo parere mi interessa.

  4. Interessanti congetture, ma ho l’impressione che le pezze d’appoggio siano pochissime, a fronte delle troppo articolate illazioni. Che da “addirittura, lo sapete” si possa dedurre tutto quel che hai scritto mi pare cosa avvezza a dietrologi impenitenti, senza offesa.

    Tra l’altro, con la tomba di Galilei rischia un clamoroso autogol: Galilei doveva essere seppellito in Santa Croce, comunque, per diritto ereditario, a partire dal suo avo Galileo Bonaiuti. Non solo, ma papa Barberini impose che a un penitente come Galilei non venisse costruito un mausoleo, tant’è che la sua prima tomba fu eretta in una zona più dimessa, presso la Cappella del Noviziato. Il celebre mausoleo della foto, invece, risale al 1734.

    E non mi dica che non lo sapeva.

  5. No, Shostakovich, non lo sapevo: per questo, dandoLe il benvenuto su questo blog, La ringrazio per averne arricchito i contenuti. La mia proverbiale superbia ha bisogno di qualche lezione, ogni tanto.

    Per la precisione: sapevo che il celebre mausoleo fu costruito con qualche ritardo — quasi un secolo, sono ironico — per evidenti motivi di opportunità. Nel 1734 il Sant’Uffizio diede il sospirato permesso, e il monumento fu inaugurato tre anni dopo, come risulta anche dalla data ben visibile nella foto. Non sapevo invece delle questioni ereditarie, e mi sorgono ulteriori domande: tutti i discendenti dell’avo Bonaiuti avevano questo diritto? Le itale glorie tanto amate dalla mia maestra elementare sono tutte lì per diritto ereditario? Questo è veramente il paese delle raccomandazioni e dei figli di papà? Ma sto generalizzando, è chiaro, ed è una cosa che non andrebbe mai fatta.

    Per quanto riguarda le illazioni: sì, sono tutte illazioni, mi sembrava di averlo detto chiaramente. Ho riportato integralmente la parte del discorso che volevo commentare, ho dato il link per andarselo a sentire dalla viva voce del buon Telmo, invitando i lettori a godersi tutta la conferenza, e ho precisato che Pievani quelle cose non le dice: sono io che le sento. Insomma, credo di essere stato corretto: ma ognuno può giudicare, questo è un blog con lettori raziocinanti.

    Infine, mi dispiace che Lei abbia usato la parola autogol, come se io avessi lo scopo o la necessità di difendere la mia “squadra” (anche questa è un’illazione, accidenti a me, ci ricasco sempre!). Qui non si ha paura dei fatti, l’ho scritto anche nel titolo perché fosse più chiaro. Se ho dato quest’impressione, mi dispiace: è proprio il contrario del mio programma. Evidentemente, non è questo il mio articolo più riuscito. Torni a commentare quando vuole, specie se noterà ancora qualche stonatura: la Sua cortesia mi è stata di grande aiuto.

  6. Ha ragione, il monumento è stato realizzato nel 1737.
    Forse ho usato il termine autogol a sproposito, ma quella “piccola, microscopica, insignificante omissione” che dovrebbe dimostrare qualcosa circa le allusioni di Pievani, a conti fatti, dà proprio ragione a questi, poiché, in effetti, il monumento a Galileo glielo hanno fatto un secolo dopo e se è stato sepolto in Santa Croce è perché così spettava alla sua famiglia, fosse pure stato Galileo un cialtrone qualsiasi. Per altro, la tomba originaria era un loculo dimesso e quasi invisibile. Mi pare più che sufficiente per illustrare la differenza fra il Darwin, agnostico, sepolto con tutti gli onori a Westminster e quel che è stato del nostro Galileo, cattolico e condannato per eresia e se Pievani a questa differenza voleva alludere, non c’è torto, perché così è andata. Ma è anche vero che il paragone fra il Seicento italiano e l’Ottocento britannico non è molto congruo.

    Spero le farà piacere leggere questo interessante ragguaglio sulla tomba di Galilei.

  7. Articolo interessante: lo dico anche per tutti i lettori, che spero non si sentiranno tagliati fuori da questo dialogo. Non mi accendo di entusiasmo per la massoneria e spero tanto che in un ambiente così illuminato la parola “reincarnazione” venga usata in senso metaforico, ma credo proprio che valga la pena leggerlo, magari cercando di non lasciarsi distrarre da un certo linguaggio inutilmente agiografico.

    Sarei curioso di approfondire la questione del rapporto tra Galileo e Michelangelo: è tutta farina del sacco di Viviani e dei continuatori della sua meritoria opera, o era lo stesso Galileo a sentire in qualche modo un’affinità? Conosco Michelangelo cento volte meno che Galileo, ma mi arrischio a dire che probabilmente avevano una statura umana e un temperamento molto simili.

    P.S.: la data di nascita di Newton è sbagliata. Peccato, sarebbe stata una bella coincidenza.
    P.P.S.: possiamo darci del tu?

  8. Possiamo darci del tu, non c’è problema.
    L’articolo è certo da vagliare criticamente e, in effetti, la data di nascita di Newton non è quella; se si considera che, all’epoca, in Inghilterra vigeva ancora il calendario giuliano, risulta che Newton non solo non è nato nello stesso giorno della morte di Galilei (calcolando entrambe le date secondo il computo gregoriano), ma neanche nello stesso anno!


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