Pubblicato da: Galliolus | lunedì, 5 maggio 2008

Mancanza di padri

L’analista sa che la famiglia è in crisi
da più generazioni
per mancanza di padri
Franco Battiato, Tramonto occidentale

C’è un’altra parte della relazione del [sempre più ex-]ministro Fioroni — ne ho già parlato qui — che merita attenzione. Parla di una generazione di padri che ha spezzato la catena educativa con i propri figli:

Ad essere in crisi è la capacità stessa di un’intera generazione di educare i propri figli, di introdurli al vero, al bene, al bello, mettendo a frutto tutta la dote che ci viene dalla nostra tradizione culturale. In fondo, non sappiamo più che cosa dire ai nostri figli perché noi stessi abbiamo perso un quadro di riferimento, un’ancora d’appoggio, quell’orizzonte di senso entro cui muovere la nostra esistenza, su cui investire energie per costruire il presente e il futuro.

Il motore dello sviluppo del nostro Paese si è inceppato qui, sulle motivazioni di fondo, sulle ragioni stesse del vivere, del costruire, dell’impegnarsi.

Ed è il silenzio dei padri sulle questioni essenziali che frantuma la certezza dei figli. Mancano i padri.

Una recente indagine del Censis, fatta sul disagio adolescenziale nel Lazio, in cui era stato chiesto a ragazzi “a rischio” e ad altri di dare un proprio parere sulla figura paterna, ha rivelato che la presenza e l’attenzione del padre incide fortemente sulla resa scolastica e sulla condotta di vita dei ragazzi: ad esempio parla di un padre “presente quando serve” solo il 68% degli studenti a rischio e la percentuale sale all’86% per gli altri. Emerge in modo chiaro invece che la differenza tra i due gruppi di ragazzi cala quando la domanda riguarda l’autorevolezza del padre: il 41% dei ragazzi a rischio afferma di avere un padre autorevole e, per gli altri, la percentuale sale solo fino al 47,3 per cento. La verità è che solo un ragazzo su due ritiene autorevole il proprio padre.

L’assenza di questa figura costringe o a un’immaturità che si prolunga indefinitamente o a un naufragio tra le correnti della vita, affrontate senza bussola o punti di riferimento. Senza una bussola, senza un punto di riferimento chiaro e condiviso non si può educare, ma non si può neanche vivere in modo degno.

Non parla di genitori, non parla di madri: parla proprio di padri. Il processo di eliminazione progressiva del padre dal processo educativo, iniziato con la rivoluzione industriale, è oggi completo. E chi lavora in quell’osservatorio sociale privilegiato che è la scuola non può non rendersene conto, neanche se ha gli occhi foderati dall’ideologia.

Per chi vuole approfondire il tema, c’è il sistematico e profetico lavoro di Claudio Risé. A tutti i padri che capitano di qui, auguro buon lavoro.

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Responses

  1. conosco molto bene, purtroppo :-/
    e adoro risé.
    :-)

  2. occorrerebbe riflettere proprio su come è mutato il concetto di autorevolezza insieme alla progressiva eliminazione del padre. perché quella percentuale così alta di adolescenti percepisce i padri come non autorevoli? forse perché i padri “del giorno d’oggi” sono peggio dei padri “di una volta”? non credo proprio.

  3. non credo che sia una questione di meglio o di peggio.
    è che, in generale come genitori, siamo “diversi” dai nostri genitori.
    siamo una generazione schiacciata tra un’educazione poco flessibile che teneva poco conto dell’essere bambino e una genitorialità (la nostra) più difficile, perché è la vita stessa ad essere diventata più difficile e poi mancano gli aiuti (non esistono più le famiglie allargate che comprendevano zii e nonni).
    siamo confusi: non vogliamo che i nostri figli vengano “soffocati” come è capitato a molti di noi ma, nello stesso tempo, non abbiamo gli strumenti per affrontare una realtà che cambia alla velocità della luce.
    gli stimoli esterni negli ultimi vent’anni si sono moltiplicati in modo esponenziale e sono un coltello a doppio taglio per i nostri figli: da una parte sono preziosi, dall’altra potenzialmente pericolosi.
    personalmente, sono un po’ spaventata e vado avanti giorno per giorno, improvvisando.
    per quel che riguarda i padri, come dice giustamente risé, credo che ci sia un po’ di confusione sui ruoli maschili/femminili nei confronti dei figli.
    probabilmente non si riconoscono più nella figura dei loro padri.
    ma io sono una donna.
    e (a parte la mia esperienza personale) non so.

  4. Anch’io vedo i problemi, ma non ho soluzioni pronte. Sento però una grande necessità di confronto su questo argomento, e vedo in giro che questa necessità è urgente e condivisa. Questo blog, per quel che serve, è a disposizione. E mamma Alga è sempre benvenuta…


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