Pubblicato da: Galliolus | venerdì, 6 giugno 2008

Non chiamatemi crumiro

Martedì scorso i sindacati CGIL, CISL, UIL e SNALS — cioè tutti quelli che contano, senza offesa per gli altri — hanno proclamato una giornata di sciopero dei lavoratori della scuola. A scanso di equivoci, sono iscritto ad uno di essi: vorrei però esprimere pubblicamente le ragioni della mia mancata adesione allo sciopero.

Non voglio qui discutere le motivazioni, che non ho neanche voluto approfondire: a volte il metodo è così scorretto che è inutile soffermarsi sul merito.

In primo luogo, contro chi stiamo scioperando? Contro il passato governo? Non avrebbe senso. Contro questo governo? Lo sciopero mi sembra un’arma estrema: non è possibile che siamo già arrivati allo scontro finale dopo così poco tempo. A meno che non si tratti di uno sciopero pregiudiziale: ma allora il sindacato protegge gli interessi dei lavoratori o quelli di una parte politica? E se non è così, perché esporci a questa critica, che di fatto impedirà di esaminare con la dovuta attenzione le nostre ragioni?

In secondo luogo: qualcuno più malizioso di me potrebbe ritenere che la scelta del 3 giugno sia dettata dalla necessità di allungare il ponte. Tra l’altro, è tutto l’anno che si fanno scioperi di venerdì: beh, io ho un mutuo da pagare, e non lascerò un giorno di stipendio perché i capetti devono farsi una puntatina al mare. Lo so, non è così, si tratta di una coincidenza: ma allora perché esporci a questa critica, che di fatto impedirà di esaminare con la dovuta attenzione le nostre ragioni?

In terzo luogo — e questo è il motivo più importante — capisco bene che cosa vuol dire per l’operaio scioperare contro il padrone. Ma per un dipendente di un servizio pubblico, lo sciopero è contro gli altri cittadini, ai quali toglie un servizio per il quale pagano regolarmente le tasse. Per più di vent’anni ho fatto il pendolare, sopportando le conseguenze economiche e logistiche degli scioperi dei trasporti. Il ferroviere ha il suo problema con il governo, o con le ferrovie: io potrei anche condividere la sua battaglia, ma lui prende in ostaggio me e la mia famiglia, rovinandomi la giornata e procurandomi un danno. Ebbene, sia chiaro che costui è un nemico, e in guerra i nemici dei miei nemici diventano miei amici. Perché dovrei provare solidarietà per i ferrovieri? Sindrome di Stoccolma? Anzi: dichiaro ancora una volta pubblicamente che il mio voto è a disposizione di chiunque avrà il coraggio di limitare lo strapotere di questi nemici del popolo. Sostengo questa opinione da vent’anni, non cambierò idea solo perché adesso sono un impiegato statale.

Ho detto questo solo per fare un esempio: ho la pretesa di ritenere che la scuola sia un servizio ben più necessario delle ferrovie, tanto che è un diritto garantito dalla Costituzione (art 34). Allora, signori capi del sindacato, fate il vostro mestiere e trovate altri modi per difendere i nostri diritti. Perché se per i diritti di alcuni si conculcano quelli di tutti, abbiamo un problema logico ancor prima che politico. Oppure, se pensate che la scuola sia un servizio sacrificabile, fate il favore di piantarla con la retorica sulla difesa della sacralità della scuola statale.

Ma so di parlare al vento, domani è un altro giorno. Saliremo in cattedra belli abbronzati a fare il solito predicozzo moralista ai nostri alunni, che sono sempre così intelligenti ma non si impegnano. Dimenticando che l’intelligenza è genetica, l’impegno si impara da chi si ha di fronte.

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Responses

  1. ottimi punti di vista perfettamente esposti. condivido!

  2. condivido anch’io e temo che sia l’ipotesi dello sciopero pregiudiziale la più corretta.
    qualcosa mi dice che quest’autunno avremo molti spunti di cronaca per discutere di deontologia dello sciopero.

  3. Condivido in pieno. Se puoà consolarti, in 6 anni di banca, non ho mai visto uno sciopero di Martedi, Mercoledi o Giovedi..

  4. d’accordissimo.

    qui piove da sessanta giorni consecutivi, ma siamo a chilometri e chilometri da qualsiasi fiume degno di questo nome.
    al massimo può franarci la collina addosso.
    eppure, due settimane fa (guarda caso, era il venerdì prima del ponte del 2 giugno) le scuole son rimaste chiuse.

    e l’abbiam saputo per caso giusto la sera prima, eh?

  5. Funziona così. Una sigla sindacale da tre iscritti indìce uno sciopero. Il Preside si mette a vento con una circolare in cui dice che non può garantire il servizio. Bisognerebbe poi controllare tutte le firme — soprattutto di quel 30% che aggiunge “pertanto gli alunni potranno rimanere a casa” alla fine dell’avviso — ma spesso la seconda fase salta. Metà degli alunni sta a casa comunque, ma nessuno sciopera.
    Viceversa, se si muove la Triplice o lo SNALS, il gioco si fa più duro. Allegato alla circolare passa un foglio dove gli insegnanti sono invitati a comunicare la propria adesione allo sciopero — crocettando sul sì o sul no — dopo che lo sciopero è finito: altrimenti viene leso il sacrosanto diritto di decidere all’ultimo secondo. Quasi nessuno compila il modulo; siccome l’unico modo di controllare le presenze è il registro di classe, siccome la segreteria difficilmente va a spulciare tutti i registri, siccome dubito molto che una crocetta senza firma abbia un qualche valore legale, ho il forte sospetto che gli sciopera[n]ti vengano comunque pagati.

    Ma la scena più bella è quella del secchione che domanda timidamente all’insegnante se aderisce allo sciopero: se gli va bene si becca una supercazzola sulla Costituzione e i diritti dei lavoratori. Se gli va male, si becca anche una bella romanzina.

  6. […] Domani vado a lavorare, nonostante lo sciopero. I ragionamenti che avevo fatto in questo articolo sono per la maggior parte ancora validi, e poi io sono sempre d’accordo con la […]


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