Pubblicato da: Galliolus | sabato, 28 giugno 2008

L’utopia degli usurai

lutopia_degli_usuraiQuesto libro piacerà certamente ad Alessandro.

Mi ricapita in mano un ritaglio de la Repubblica del 4 novembre 2007, nel quale si pubblica un’anticipazione del libro di Gilbert Keith Chesterton, L’utopia degli usurai. Una collezione sulle forme di parassitismo: molto popolare negli Stati Uniti d’America, ma inedito in Europa fino a pochi mesi fa, quando il piccolo editore Excelsior 1881 ci ha messo una pezza.

Riporto alcune folgoranti citazioni. Innanzitutto una dichiarazione d’intenti che qualcuno definirebbe antipolitica:

Come tutti i profeti sani di mente, sacri e profani, posso fare delle profezie solo quando sono infuriato.

Con questa il re è nudo:

[I capitalisti] mentono quando affermano di avere raggiunto la loro posizione grazie all’abilità organizzativa. In genere devono pagare qualcuno che si occupi dell’organizzazione della miniera, proprio come pagano quelli che devono andare là sotto. Spesso mentono sulla loro attuale ricchezza, così come in genere mentono sulla passata povertà.
Ma quando dicono che stanno lavorando a una “politica sociale costruttiva”, allora non mentono. Stanno davvero lavorando a una politica sociale costruttiva. E noi dobbiamo lavorare a una politica sociale altrettanto distruttiva: e distruggere, mentre è ancora in fase di costruzione, quella dannata cosa che loro costruiscono.

Una suppostina di tritolo per gli intellettuali organici:

Qualsiasi uomo può essere lodato, e a ragione. Anche solo stando in piedi su due gambe fa qualcosa che una mucca non sa fare. Se un ricco riesce a stare in piedi su due gambe per un tempo ragionevole, si parla di autocontrollo.
Se ha solo una gamba, si parla (con qualche verità) di autosacrificio. Potrei scrivere qualcosa di gentile (e di vero) su ogni uomo che mi è capitato d’incontrare nella vita. Non dubito che anch’io potrei trovare qualcosa di gentile da dire su Lyons o Selfridge. Ma non lo farò. Il portalettere o il vetturino più vicini mi forniranno esattamente lo stesso cervello d’acciaio e lo stesso cuore d’oro di questi sfortunati uomini fortunati. Mi dà però parecchio fastidio il genere di patronato messo in auge da questi assurdi mecenati; e che i poeti diventino poeti di corte, sotto re che non hanno prestato alcun giuramento e non ci hanno guidato in nessuna battaglia.

Sull’eterno fascino del Potere:

Il malgoverno, come il buongoverno, è una cosa spirituale. Neanche il tiranno governa mai con la sola forza, anzi, governa soprattutto con le favole. Lo stesso accade con il tiranno moderno, il grande datore di lavoro. La vista di un milionario raramente ci lascia incantati, tuttavia a modo suo il milionario è un incantatore. Come dicono negli sdolcinati articoli che gli dedicano i giornali, è una personalità affascinante. Anche un serpente lo è. Perlomeno è affascinante per i conigli, come lo è il milionario per quella gente con il cervello da coniglio che donne e uomini hanno accettato di diventare. Il milionario getta un incantesimo, come quello che imprigionava prìncipi e principesse nelle sembianze di falchi o cervi. Ha trasformato gli uomini in pecore, così come Circe li tramutava in porci.

Per finire, una bomba nel centro commerciale:

Le grandi imprese commerciali di oggi sono eccezionalmente incompetenti. Saranno ancora più incompetenti quando saranno onnipotenti. Dirò anzi che è questo, ed è sempre stato questo, il nocciolo del monopolio, il vecchio e solido argomento contro il monopolio. È solo perché è incompetente che deve essere onnipotente. Quando un grande magazzino occupa l’intero lato di una strada (o a volte entrambi) il suo scopo è che le persone siano messe nell’impossibilità di ottenere ciò che vogliono; e possano essere costrette a comprare ciò che non vogliono. Che il regno del Capitalismo, il cui avvento si approssima rapidamente, rovinerà l’arte e le lettere l’ho già detto. Adesso aggiungo che, nell’unico senso che può essere chiamato umano, rovinerà anche il commercio.

Ogni riferimento a persone, fatti o situazioni attuali è puramente casuale: il libro è del 1917, e Chesterton è morto da più di settant’anni.

Fosse vivo oggi, io dico che avrebbe un blog.


Gilbert Keith Chesterton
L’utopia degli usurai. Una collezione sulle forme di parassitismo
[The utopia of usurers]
traduzione di Doriana Comerlati
Excelsior 1881, Milano, 2007
ISBN 9788861580220
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Responses

  1. già. ho da tempo un post in canna con l’elenco dei blogger illustri mancati, da eraclito a chesterton passando per montaigne… :-)
    bello il libro, lo voglio.

  2. Chesterton non avrebbe un blog. Un post su un letterato (e molto altro) avrebbe richiesto che si fosse informato anche in maniera superficiale. Liberissimo di non conoscerlo, naturalmente, tuttavia come il suo quotidiano ha interpretato Gilbert all’incontrario. Egli ne sarebbe felicissimo.

  3. Egregio Perillo,
    mi permetta innanzitutto di darLe il benvenuto su questo umile blog.

    Non era mia intenzione scrivere un post su Chesterton, perché è evidente — anche per chi come me ne ha solo una conoscenza superficiale — che non basterebbe un volume per presentarne esaurientemente la formidabile produzione. Volevo solo contribuire a gettare un po’ di luce su qualche angolino, riportando alcuni passi tratti dall’articolo di un quotidiano che è solitamente ritenuto autorevole. Confesso anche — sono ormai passati sette anni dall’articolo — di non aver comprato il libro, che rimane ostinatamente nella mia “lista dei desideri”.

    Mi sembra di capire che Lei sia invece competente in materia: sappia allora che questo spazio è a Sua completa disposizione, come è a disposizione di chiunque possa portare un contributo bene informato. Se passerà ancora di qui, Le sarei grato se cominciasse apportando qualche ragione al Suo precedente commento.


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