Pubblicato da: Galliolus | lunedì, 30 giugno 2008

Cent’anni dopo

Il 30 giugno 1908, alle 7:14 ora locale, qualcosa accadde a Tunguska, Siberia centrale. Su che cosa fosse questo qualcosa sono stati versati fiumi di inchiostro, ma ad ogni tentativo ci si accorge che il mistero è più interessante di qualsiasi spiegazione. Certo, una decina di Megatoni è un’energia troppo grande per essere immaginata, figuriamoci spiegarla. Anche dire che il botto si è sentito a 1000 km di distanza — Milano–Reggio Calabria in linea d’aria — aiuta solo a capire che la Siberia è enorme.

Sentii parlare di Tunguska per la prima volta da quel pataccaro di Peter Kolosimo — che Dio l’abbia in gloria. Venne nel mio piccolo paese a presentare uno dei suoi tanti libri, e non so perché noi studenti delle medie accorremmo in massa. D’altronde, ancora oggi i miei alunni impazziscono per Voyager e amenità simili: pataccari di seconda mano, che nemmeno ammettono di aver copiato tutto da quel genio oggi misconosciuto. Ovviamente, Kolosimo tirò in ballo qualche atterraggio di emergenza di astronavi aliene.

La seconda volta fu grazie a Isaac Asimov, che nel suo fondamentale Il collasso dell’Universo riportò l’ipotesi del mini buco nero. Lo lessi all’inizio del liceo, un libro fondamentale per la mia formazione culturale.

Non sono per niente convinto dalle tesi di Leonid Kulik, che ha il grande merito di essere il primo scienziato — vent’anni dopo! — ad essere giunto sul luogo dell’impatto, ma nell’Unione Sovietica del 1928 uno scienziato aveva un sacco di pensieri, oltre a quello della verità. Sono invece molto convinto dalle ipotesi del gruppo dell’Università di Bologna, che da una quindicina d’anni ha preso la questione sul serio, e ha trovato nel lago Cheko un probabile cratere d’impatto. Veramente bravi, anche se la soluzione era semplice con il senno di poi: nessuno ha mai sentito parlare del lago Cheko prima del 1908. Ma, come ho detto all’inizio, il mistero è più forte di qualsiasi spiegazione: quindi ne sentiremo parlare per molto tempo ancora.

Il mensile Le Scienze dedica all’evento di Tunguska un articolo e la copertina del numero di luglio.

Il Corriere della Sera ha pubblicato un bell’articolo di rassegna, che si conclude riproponendo l’ipotesi del mini buco nero “la cui esistenza è stata postulata dall’astrofisico Stephen Hawking”. A parte che non si capisce cosa c’entrino i postulati in questo discorso: con tutto il rispetto, i mini buchi neri sono stati previsti e studiati — evaporazione compresa — da Andrej Sacharov quando ancora Hawking era un lattante. Ora, Sakharov è un nome che a sentirlo bisognerebbe alzarsi in piedi; solo che certi nomi si dimenticano in fretta, e sbattere lo storpio in prima pagina fa più notizia, quasi fosse l’attricetta di turno.

[Questo post si autopubblicherà alle 00:14 UTC del 30 giugno 2008, esattamente un secolo dopo l’evento.]

Aggiornamento (30.06.2008): Diavoli dell’inferno! Nella fretta di pubblicare, ho dimenticato la citazione per Martin Mystère!

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Responses

  1. Cosa mi hai ricordato….

  2. Manco a farlo apposta, anche io fan del dottor Mystére e di Java ;-)

  3. Io ho i primi 288 numeri, poi ho fatto il mutuo.

    Bentornato sul Mediterraneo, e tanti saluti alla famigliola!

    PS: con il tuo proverbiale tempismo, dopo essere stato il primo commentatore sei riuscito ad essere anche il centesimo. Va a finire che devo regalarti una bambolina!

  4. ok, la girerò a mia figlia :D


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