Pubblicato da: Galliolus | venerdì, 19 settembre 2008

Spingendo la notte più in là

Egregio Calabresi,
ho appena finito di rileggere il Suo Spingendo la notte più in là, nel quale racconta così bene quarant’anni di storia italiana a partire da quella Sua personale e della Sua famiglia.

Le scrivo per ringraziarLa, in quanto cittadino e in quanto appartenente ad una generazione che è stata segnata irrimediabilmente da quegli eventi. Grazie per aver scritto di questo libro: non deve essere stato facile, il dolore e la fatica traspirano silenziosi ma inesorabili da ogni pagina. Grazie anche per il modo coraggioso e discreto con cui ha saputo attraversare quegli anni terribili: ringraziamento che attraverso di Lei va esteso alla Sua meravigliosa famiglia, soprattutto alla Sua splendida madre, signora Gemma.

Non avevo ancora sette anni quando spararono a Suo padre, e devo ammettere che non me lo ricordo. Non direttamente, almeno. Ricordo invece la scritta che ad un certo punto apparve sul tragitto che facevo per andare a scuola: ricordatevi di Pino Pinelli. Un nome, seguito dalla “A” cerchiata, che allora mi sembrò buffo. Ho approfondito la storia di Suo padre molto tempo dopo — durante e dopo le vicende giudiziarie che portarono alle condanne di Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi — in particolare quando una certa vicenda personale mi portò in contatto con Leonardo Marino. Credo che il libro di quest’ultimo avrebbe potuto dare un contributo storico paragonabile al Suo, se non fosse stato sistematicamente silenziato: forse, era ancora troppo presto. O forse, più semplicemente, l’Italia non è un paese all’altezza; non sempre, almeno.

Letture successive hanno dato ordine, ma i miei ricordi di quegli anni sono legati soprattutto all’insegnamento di mio padre, e al suo atteggiamento di fronte ai ripetuti episodi di terrorismo. Niente di particolare: piccole cose, parole, gesti, sguardi… ecco, un aspetto che ho trovato nascosto sotto tutto il libro è un certo senso della paternità. Non riesco a trattenere una lacrima ogni volta che rileggo l’episodio del trombone. Credo di sapere anche perché: da qualche anno la vita ha reso padre anche me. Il Suo libro mi ha reso un padre un po’ migliore.

Il Suo mi è sembrato soprattutto un libro di nomi: molti li ricordavo, molti sono tornati alla luce dalla mia memoria dopo decenni di oblìo. Il nome di Antonio Custra lo ricordavo male anch’io, come tutti. Grazie a Lei, quei nomi adesso sono attaccati a facce, a storie precise, sono nomi di persone vive e non solo ritagli ingialliti di giornale. Sì: anch’io ho raccolto ritagli, anch’io ne ho buttati via molti. Non è l’unica mia ossessione compulsiva che il Suo libro ha fatto venire a galla: ad esempio, non posso fare a meno di fermarmi davanti ai monumenti e alle lapidi. Nei miei anni universitari sarò passato centinaia di volte davanti al luogo dove uccisero il procuratore Francesco Coco e gli agenti di scorta Giovanni Saponara e Antioco Deiana, senza mai riuscire a farci l’abitudine. E che dire della commozione quando, pochi mesi fa, ho fatto un giro un po’ diverso dal solito e mi sono ritrovato nei giardini dedicati alla memoria del commissario Antonio Esposito.

Anch’io da bambino ho letto più volte Robinson Crusoe: adesso credo di aver capito il perché. Ad ogni modo, i libri che ho letto più di una volta — prima del Suo — sono stati veramente pochi.

L’ultimo dei ringraziamenti per la chiarezza del giudizio: erano dei cazzoni tremendi, per usare le fulminanti parole di Francesca Marangoni. Giudizio chiaro, ma senza nessuna ombra di retropensiero, né di quella italica abitudine di giudicar male gli altri per meglio perdonare se stessi.

Un nostalgico, molto tempo dopo, chiamò formidabili quegli anni; quando c’eravamo dentro li abbiamo sempre chiamati con il loro nome. Da qualche mese ho un blog, e per raccogliere in una categoria gli articoli con un qualche contenuto autobiografico non ho saputo trovare un titolo migliore che Bambino negli anni di piombo.

Aggiornamento: ne aveva già parlato Alga in questo articolo.


Mario Calabresi
Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo
Mondadori, Milano, 2007
ISBN 9788804568421

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