Pubblicato da: Galliolus | domenica, 2 novembre 2008

Virgilio dove non te lo aspetti

I devoti della casa di Cupertino hanno una grande abbondanza di software alternativo a Microsoft Office: così grande che c’è anche Microsoft Office for Mac, un vero ossimoro informatico. Naturalmente, ci sono Pages, Numbers e Keynote, che se non altro costano quattro volte di meno.

Tra i devoti della Casa di Cupertino, molti condividono la battaglia culturale e politica per il software libero. Io sono tra questi, pur cosciente che questa “doppia appartenenza” — almeno agli occhi dei puristi — contiene in sé una contraddizione. Il campo si divide a sua volta in due partiti: OpenOffice.org o NeoOffice; io e Paolo Attivissimo — tanto per fare due nomi — preferiamo NeoOffice.

Sono partito un po’ da lontano, perché volevo raccontarvi la storia dell’icona di NeoOffice. Il simbolo di NeoOffice è un veliero — una caravella? — con le vele spiegate; i file di testo hanno un’icona con la caravella che si sovrappone ad una pagina scritta; non me n’ero mai accorto, ma sulla pagina, con notevole fatica, si riescono a leggere dei versi:

Est in secessu longo locus: insula portum
efficit obiectu laterum, quibus omnis ab alto
frangitur inque sinus scindit sese unda reductos.
Hinc atque hinc vastae rupes geminique minantur
in caelum scopuli, quorum sub vertice late
aequora tuta silent; tum silvis scaena coruscis
desuper horrentique atrum nemus imminet umbra.

Che ci crediate o no, è Virgilio: Eneide I, 159–165. Non mi vanterò in questa sede di conoscere il latino — anche perché altrimenti LaMiaRegina si delurka al solo scopo di sbugiardarmi pubblicamente— così ho cercato una traduzione; Wikisource propone quella di Annibal Caro, che — con rispetto parlando — è più oscura dell’originale:

È di là lungo a la riviera un seno,
anzi un porto; ché porto un’isoletta
lo fa, che in su la bocca al mare opponsi.
Questa si sporge co’ suoi fianchi in guisa
ch’ogni vento, ogni flutto, d’ogni lato
che vi percuota, ritrovando intoppo,
o si frange, o si sparte, o si riversa.
Quinci e quindi alti scogli e rupi altissime,
sotto cui stagna spazïoso un golfo
securo e queto: e v’ha d’alberi sopra
tale una scena, che la luce e ‘l sole
vi raggia, e non penètra: un’ombra opaca,
anzi un orror di selve annose e folte.

È quella su cui ho studiato io, e capisco adesso perché l’Eneide non mi sia piaciuta. Tra l’altro, è una traduzione logorroica: i versi sono dilatati fino ai numeri 262–274. Mi sembra più chiara la traduzione inglese:

Within a long recess there lies a bay:
An island shades it from the rolling sea,
And forms a port secure for ships to ride;
Broke by the jutting land, on either side,
In double streams the briny waters glide.
Betwixt two rows of rocks a sylvan scene
Appears above, and groves for ever green.

Inizialmente, il testo scelto era un classico: le ultime parole del replicante Roy Batty in Blade Runner:

I’ve seen things you people wouldn’t believe. Attack ships on fire off the shoulder of Orion. I watched C-beams glitter in the dark near the Tannhauser gate. All those moments will be lost in time, like tears in rain. Time to die.

Io ne ho viste cose… Bella e misteriosa, anche prima che i doppiatori italiani traducessero C-beams con raggi B. La frase ha però il grosso difetto di essere soggetta al diritto d’autore, e Patrick Luby — che insieme a Edward H. Peterlin è il principale autore di NeoOffice — sente puzza di bruciato. Si scopre che era stata inserita dall’autore dell’icona come omaggio al suo film preferito: un gesto innocente e probabilmente legale, ma usare materiale proprietario in un software libero espone effettivamente a qualche rischio. Magari si vince la causa, ma ci sono modi migliori di usare tempo e denaro. Luby propone di usare un altro classico: il lorem ipsum. Bocciato all’unanimità perché troppo noioso.

Un po’ di discussione: Tolkien è morto da troppo poco tempo perché si possa usare la sua Mythopoeia, vengono scartati anche Shakespeare, Carroll e Cicerone. Vanno in finale Dante e Virgilio. Vince l’Eneide, perché è più aderente al simbolo della nave e perché l’idea del “porto sicuro” si abbina perfettamente a quella di “software libero”. I due pezzi di Dante proposti — l’incipit della Commedia e l’iscrizione alle porte dell’Inferno — hanno quel tono un po’ terrificante che non è adatto al contesto, ma si propone che vengano usati per l’icona dei documenti in formato Word. Lasciate ogni speranza…: sembra adatto, ma si preferisce lasciare un’unica icona per tutti i documenti.

La discussione è sul forum di NeoOffice, a partire da qui.

La morale di questa storia non la so. Forse ci insegna che le restrizioni sul diritto d’autore ci faranno riscoprire la cultura classica. Ma ce n’è anche per quelli che il compiutter non mi piace perché ha ucciso la poesia, e per quegli altri che il latino non serve più a niente, meglio mettere al suo posto l’inglese e l’informatica.

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