Pubblicato da: Galliolus | domenica, 18 gennaio 2009

Onorevole, mi faccia il piacere!

Vorrei tornare — con un certo ritardo, ma ultimamente ho avuto un po’ da fare — su una notizia di qualche settimana fa. Mi riferisco all’intervento con cui il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, è tornato sulla questione delle leggi razziali con queste parole:

L’ideologia fascista da sola non spiega l’infamia: c’è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata, nel suo insieme, alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo, da parte della Chiesa Cattolica.

L’occasione era l’apertura di un convegno, tenuto a Montecitorio nel settantesimo anniversario di quelle infami leggi. L’onorevole Fini è certamente un uomo intelligente ed un politico abile, capace di calibrare i suoi interventi in modo da massimizzarne la risonanza e l’utilità, per sé e per il proprio partito. Negli ultimi anni ci ha anche abituato ad interventi spiazzanti, che gli hanno consentito di acquistare autorevolezza anche su versanti imprevedibili. In questo caso, tra i commenti favorevoli al Presidente della Camera spicca quello di Walter Veltroni, capo di un’opposizione che cerca di digerire una componente cattolica talvolta renitente: non si è fatto sfuggire l’occasione di mostrare il bastone, in attesa di usare la carota la prossima volta.

Il risultato politico è che improvvisamente l’onorevole Fini si è ritrovato nella posizione di uomo politico autorevole e super partes, tanto che la sua successiva proposta di riforma della giustizia è stata subito giudicata positivamente da quasi tutti. Ma non è di questo che voglio parlare.

Non voglio neanche accodarmi ai tanti che hanno dato ragione o torto a Fini — è lapalissiano che abbia ragione, no? — ma voglio porre un problema di coerenza logica del discorso: che cosa c’entra la Chiesa Cattolica in questo contesto?

Mi è del tutto evidente che vent’anni di dittatura non possono stare in piedi senza la collaborazione di una gran parte della popolazione, ovviamente a differenti livelli di responsabilità: complici, conniventi, opportunisti, menefreghisti, codardi — e, sia chiaro, è molto facile chiamarsi fuori senza esserci passati. Mi è altrettanto evidente che questa parte della popolazione si distribuisce abbastanza equamente in tutti i gruppi sociali: cattolici, idraulici, professori universitari, giornalisti, giocatori di bocce. Questo perché, molto semplicemente, l’appartenenza ad un determinato gruppo sociale non rende migliori o peggiori le persone: pensare il contrario mi sembrerebbe una posizione razzista, o almeno semplicistica.

Qual è infatti il succo delle leggi razziali? Proprio ritenere che l’appartenenza ad un gruppo sociale renda migliori o peggiori le persone. Che una persona sia buona o cattiva in quanto appartenente ad un determinato gruppo sociale. Gli ebrei, come i cattolici, a volte compiono azioni cattive. Quando un ebreo fa il male, io non penso si tratti una conseguenza della circoncisione, né che l’abbia imparato in sinagoga. Quando un cattolico fa il male, io non penso si tratti di una conseguenza del battesimo, né che l’abbia imparato in parrocchia. Certo, a volte un fraterno ammonimento può essere salutare. Ad esempio, l’intervento di Fini sarebbe stato utile e coraggioso ad un’assemblea della CEI: eminenze reverendissime, ricordate che il vostro gregge segue talvolta altri pastori, quindi vigilate. All’inaugurazione di un qualche anno accademico avrebbe potuto ricordare come la cultura non renda esenti dal male, tanto che solo 12 professori universitari — e tra questi vorrei ricordare il grande Vito Volterra — rifiutarono il giuramento di fedeltà al regime. Ma qui eravamo a Montecitorio. Forse avrebbe potuto chiosare in questo modo: « nemmeno, mi duole dirlo, da parte dei deputati che occupavano i vostri stessi scranni». Sarebbe stato un richiamo alla vigilanza democratica in qualche modo coerente con il contesto. Diciamo allora che l’onorevole Fini ha cercato un capro espiatorio, e l’ha trovato nei cattolici. Neanche tanto originale.

Ho detto prima che la connivenza con il regime e con quelle vergognose leggi è stata diffusa in tutti i gruppi sociali ed indipendentemente da essi. A ben vedere, però, c’è stato un gruppo sociale assolutamente e totalmente responsabile di quella vergogna, e sono stati i fascisti.

E lei, onorevole Fini, è un fascista, lo sanno tutti. Se non lo è, lo è stato. Lo sono stati i suoi genitori, i suoi amici, i suoi maestri e tanti dei suoi attuali colleghi. Quindi, prima di dare lezioni a chicchessia, si faccia un bell’esame di coscienza. E prima di dare lezioni ai cattolici, impari da loro la storiella della pagliuzza e della trave.

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Responses

  1. condivido fino all’ultima virgola. grande post :-)
    l’onorevole, casomai qualcuno non se ne fosse ancora accorto, è prevalentemente un opportunista. è sicuramente un leader, ma non si è mai distinto per nessuna iniziativa di governo davvero interessante. l’unico motivo di quell’inciso sulla chiesa cattolica è il desiderio di compiacere gli ebrei di roma.
    è innegabile che abbia fatto dei passi importanti, e abbia portato molti dei suoi a farli. difficile tornare indietro da scelte come quella di fiuggi, o dalla definizione del fascismo come “male assoluto”. ma quei passi sono stati fatti soltanto quando si è aperta una concreta prospettiva di governo.
    la vicenda politica di an sotto la sua guida è complessivamente positiva, perché ha fatto l’unica cosa buona che i fascisti della sua generazione potevano fare: prendere le distanze. ma non può andare oltre (potranno farlo solo i giovani di adesso, loro avranno finalmente la possibilità, se lo vorranno, di praticare una destra senza più alcun legame con l’esperienza storica del fascismo), e quando lo fa mostra tutti i suoi limiti di politico calcolatore e opportunista.


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