Pubblicato da: Galliolus | giovedì, 4 giugno 2009

Un uomo normale

Alfred Hitchcock diceva sempre che uno dei segreti dei suoi film è mettere persone normali in situazioni eccezionali. A volte accade che la Storia — quella con la S maiuscola — passi vicino ad un uomo normale, e che questo si faccia trovare pronto.

Sono passati vent’anni esatti — anche se in Italia era ancora il 3, a Pechino era già il 4 giugno del “magico” anno 1989 — da quando i carri armati entrarono a Piazza Tienanmen: “la Porta della Pace Celeste” come aggiungono sempre i giornalisti, forse senza accorgersi dell’ossimoro. In questo articolo non voglio parlare di ciò che accadde, ma solo scrivere alcuni ricordi personali.

Ricordo che la sera stessa, mentre ancora si susseguivano le notizie sull’entità del massacro, l’inviato del TG1 democristiano ricordava che sì, non era stato un bel gesto da parte del governo cinese; ma ricordava anche le grandi opportunità che avrebbe aperto l’amicizia con quel bel governo, amicizia che non andava assolutamente lasciata cadere per un incidente di percorso.

Ricordo che Michail Gorbacev — che pure era stato più di un simbolo per gli studenti della piazza — e George Bush — sono otto anni che tutti danno addosso al povero George W., ma ve lo ricordate il padre? — furono sostanzialmente d’accordo con il mite giornalista democristiano: Deng Xiaoping e i suoi lacchè non saranno dei santi, ma assicurano stabilità, ordine e commercio; lo stesso non si può dire di questi studentelli e dei loro ingenui sogni.

Ricordo le email che arrivavano dalla piazza. Non c’era l’Internet nel 1989, non come la intendiamo oggi. O meglio, c’era l’Internet senza il World Wide Web, se capite la differenza. C’era la posta elettronica. Al Dipartimento di Fisica, alcuni avevano un indirizzo: c’erano messaggi che partivano da Pechino e rimbalzavano come catene di Sant’Antonio su e giù per il mondo. Venivano stampati su un enorme modulo continuo giallino — quanta carta sprecata solo per riportare le decine di From e To — ed appesi in bacheca. Scritti in un inglese semplice e chiaro, erano messaggi pieni di un’ingenua speranza. Gli studenti erano sicuri che l’esercito non avrebbe osato attaccarli, semplicemente non concepivano che dei cinesi potessero sparare su altri cinesi. Anche loro erano figli dello stesso inganno, quello che Augusto Del Noce pochi giorni dopo chiamò la più grande vergogna del nostro secolo. Il mondo era diventato piccolissimo, e quasi senza accorgercene eravamo anche noi sotto la Dea della Democrazia.

E poi ricordo lui, l’uomo senza nome. Contro i carri armati, armato della sua borsa della spesa.

Adesso alzatevi in piedi, e rendetegli omaggio insieme a me. Almeno quello. Perché la Storia — quella con la S maiuscola — ha dato torto a lui e ragione al mite giornalista democristiano.

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Responses

  1. Signorsì (senza ironia)!

  2. bisognerebbe inventare un emoticon “stand up”. vediamo… che ne dici di questo?
    :->-<

  3. Caro Alessandro, con questa sei definitivamente un genio.
    :-)


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