Pubblicato da: Galliolus | venerdì, 9 ottobre 2009

La contea di Norfolk contro il dottor House

Quasi morire non cambia niente, è la morte che cambia tutto quanto.
(Gregory House)

Attenzione: l’articolo che segue non è adatto ai lettori facilmente impressionabili.

dr_house

Vi parlerò oggi della signora Kerrie Wooltorton, 26 anni, di Norwich (contea di Norfolk, Inghilterra). Si dice che la signora soffrisse di una grave depressione, dovuta probabilmente all’impossibilità avere figli: per questo aveva tentato ben nove volte il suicidio per avvelenamento, sempre fallendo a causa della tempestività dei soccorsi. Alla decima volta, la signora Wooltorton si è bevuta la sua pozione ed ha chiamato l’ambulanza: stavolta però ai dottori ha consegnato il suo testamento biologico, regolarmente redatto tre giorni prima nel pieno possesso delle sue facoltà mentali. Nel testamento c’era scritto che non voleva essere salvata, ma solo assistita con calmanti: ha chiamato l’ambulanza per non soffrire e per non morire da sola, non per essere curata.

I dottori, non trovando alternative più sensate, l’hanno lasciata morire. Il fatto è di due anni fa, ma viene fuori adesso — ne parla il Daily Telegraph, ripreso per primo in Italia da Il Sole 24 ORE — perché c’è un’inchiesta in corso. A qualcuno è venuto il dubbio che una depressa che ha già tentato nove volte il suicidio non possa contemporaneamente essere nel pieno possesso delle sue facoltà mentali mentre progetta il decimo, e adesso vuole vederci chiaro. Comunque vada a finire, sembra la prima volta che il testamento biologico sia stato usato per un suicidio.

Vi parlerò anche del piccolo Jayden, figlio di Sarah Capewell, venuto al mondo nell’ottobre scorso al James Paget Hospital di Gorleston (contea di Norfolk, Inghilterra). Inutile cercare di lui all’ufficio anagrafe: il piccolo Jayden non esiste. Scusate, forse dal tono della storia state pensando ad un bambino, ma non è così: stiamo parlando di un qualche tipo di mammifero, erroneamente uscito dall’utero di una femmina di Homo sapiens dopo 21 settimane e 5 giorni di gestazione. Se poi pensate che un simile mammifero possa essere considerato un bambino, andatevi a rileggere le precise istruzioni della British Association of Perinatal Medicine: per essere un bambino ci vogliono 22 settimane, non un minuto di meno. Il piccolo Jayden è stato lasciato morire, e a scanso di equivoci sarebbe morto in ogni caso — oppure avrebbe stabilito un primato mondiale —. Il punto è che è stato abbandonato, senza un calmante, senza una coperta, senza una carezza, senza una parola di conforto per lui e per la sua povera mamma che inutilmente chiedeva aiuto. Ci ha messo due ore per arrendersi, senza il diritto a quella cura e quella dignità nel morire che la contea di Norfolk assicura agli Homo sapiens, e probabilmente anche ad altre specie di mammifero.

La storia di Sarah e Jayden è raccontata ancora dal Daily Telegraph e — con immagini che qualcuno potrebbe considerare eccessivamente forti — dal Daily Mail; in Italia è stata ripresa da Il Sussidiario. Sarah Capewell combatte la sua battaglia per mezzo del sito — attenzione, anche qui immagini forti — Justice For Jayden, dal quale chiede che vengano cambiate le procedure mediche e col quale incontra altre donne che hanno avuto analoghe esperienze.

A questo punto vorrei concludere con una morale, ma francamente non saprei cosa dire. Osservo amaramente che si tratta storie di donne, di madri o aspiranti tali, dove gli uomini non ci sono o non si vedono — gli uomini che servono, perché io questi dottori me li immagino tutti uomini, non so voi —; ma non riesco ad andare oltre questo pensiero.

Quando mi trovo in queste situazioni di stallo, di solito scarico la posta elettronica. La mia casella è ormai sommersa dallo spam: sono oltre il 95%, e credo purtroppo che sia una percentuale abbastanza comune. Il filtro bayesiano di Mail fa perfettamente il suo sporco lavoro, e da tempo cancello senza controllare; ogni tanto però un occhio mi cade, ed ho notato che da una decina di giorni a questa parte — oltre alle solite offerte del reparto farmacia — va moltissimo il Vicodin. Sta forse per ricominciare la serie del dottor House?

Ecco, il dottor House. Qualcosa mi dice che il dottor House se ne sarebbe altamente infischiato della volontà del paziente e di tutti i codici etici. Lui non li legge nemmeno, i codici etici: fa il dottore e basta. Cura la gente. Per tutto il resto rivolgersi alla Cuddy.

Quanto mi piace quell’uomo.

[La foto è presa da Wikipedia]

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Responses

  1. anch’io, veramente, non so cosa dire.
    sono appena tornata dal lavoro, sono le undici della sera e sono stata sul pezzo per circa tredici ore (quasi consecutive), quindi mi balla un po’ il cervello.

    quindi, posso solo raccontare qualcosa anch’io.

    ho avuto un amico carissimo che ha fatto tre tentativi per farsi fuori (nonostante fosse bello, ricchissimo e con due figli incantevoli. diciamo che forse non era stato abbastanza amato, fin da piccolo), ci provava anche lui con i farmaci e tutte le volte che lo riacciuffavano per i capelli, poi si incazzava come una iena.
    l’ultima volta l’ha fatto a ferragosto, la città era vuota, lui si è impiccato ed è andata così.

    e un altro, che era un grande canoista e un bravissimo fisioterapista (aveva aiutato tanta gente), ma era troppo fragile per riuscire a sfuggire da una madre possessiva e castrante, che lo disprezzava e lo faceva sentire un fallito.
    è stato male per anni, i medici lo curavano imbottendolo di darkene, sembrava drogato, quando ce lo portavamo in giro non rideva più, certe volte diceva frasi senza senso (e non era matto, solo depresso).
    poi un giorno si è buttato dalla finestra ma non è morto, si è solo rotto tutto e sua madre si affannava a dire in giro che aveva avuto un incidente d’auto, ma tutti sapevamo che non era vero.
    l’hanno ricoverato all’ospedale e quando è stato in grado di camminare con le stampelle, un pomeriggio di maggio ha detto a sua madre, che stava sempre lì perché aveva paura che ci riprovasse, che andava in bagno.
    e si è buttato dalla finestra del bagno.
    sul necrologio sua madre ha scritto “ti perdono, figlio mio”.

    non voglio nemmeno mettere in dubbio il valore della vita, anche se è una vita dolorosa e difficile.
    ma il punto è che una persona veramente depressa trova la vita insopportabile.
    insopportabile nel vero senso della parola.
    la morte è un sollievo.

    per quel che riguarda il piccolo hayden, beh…
    :-(

  2. Su House: quando tu dici che “Lui non li legge nemmeno, i codici etici: fa il dottore e basta. Cura la gente” ci sei arrivato da solo o hai letto la Filosofia del Dr. House? Io a una così sintetica e lucida analisi ci sono giunto solo dopo la lettura del libro (che è un testo di filosofia che prende spunto dal personaggio televisivo).
    Ciao.
    Popinga

  3. Benvenuto, Popinga!

    No, non conosco il libro. Seguo accanitamente le avventure del Dr. House — anche se ho perso le prime annate — e mi sembra un fatto evidente: la settimana scorsa ha fatto un impianto cocleare ad un sordo che gli aveva espressamente dichiarato di voler restare sordo. Mi sembra che il tema — riproposto in infinite varianti dagli abili sceneggiatori — sia quello della verità: House disprezza tutto e tutti, ma ama la verità più di se stesso. Ha ragione, quindi è morale; non il contrario, come di solito accade nelle favole. È uno scienziato perché aderisce alla realtà, non perché segue il metodo scientifico. In altre parole, credo che approverebbe il motto che ho preso come sottotitolo.

    Però è bella l’idea del libro di filosofia: magari me lo regalo per Natale!

  4. ti commento in seconda battuta riguardo al piccolo hayden.
    stasera sono andata a vedere lo spazio bianco.

    ecco, quel film potrebbe essere un’ottima risposta.


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