Pubblicato da: Galliolus | domenica, 30 gennaio 2011

La penultima cena

La Penultima CenaPaulus Simplicius Marone da Ariminum era uno dei più grandi cuochi dell’antichità, allievo del maestro Apicio; o forse era solo un patacca. Mica come noi, moderni farisei. Una vita giocata sul sottilissimo confine tra la gloria e la galera, finché le circostanze lo portarono in Palestina. Cercando di riprendere la sua attività, Marone divenne responsabile del catering di un banchetto nuziale: il padre della sposa, dal braccino notoriamente corto, non aveva versato la caparra e così il nostro eroe pensò bene di tutelarsi risparmiando sul vino. La seconda carriera del cuoco Marone rischiò di fermarsi a Cana di Galilea, ma sapete già tutti come è andata a finire: quello che non sapete è il seguito di incontri — per sbaglio e sempre un po’ da lontano — con quel tizio di Nazaret. Uno così sarebbe stato il socio ideale per aprire un ristorante di lusso: animazione e giochi di prestigio. Difficile avvicinarlo, occorreva prima un contatto, un intermediario: chissà, quel Giuda sembrava una personcina così a modo…

Paulus Simplicius Marone da Ariminum ha la faccia rotonda di Paolo Cevoli da Riccione. A me Cevoli fa ridere solo a vederlo ed evidentemente questa recensione soffre del mio pregiudizio: in effetti, ho riso tantissimo. Ho riso anche quando racconta le parabole — quelle barzellette che non è che facciano proprio riderissimo —, o quando improvvisamente si fa serio e parla di tutto, proprio di tutte le cose della vita, e quindi anche della morte: perché l’unica cosa seria è la morte, il resto sono pataccate. O quando mi legge dentro l’anima e mi spiega come mai non posso vivere lontano dal mare. Avevo qualche dubbio che il suo stile fulminante — così adatto ai tempi televisivi ed al classico schema comico-spalla — potesse reggere la sfida del monologo teatrale lungo: sfida assolutamente vinta. Cevoli domina la scena, spartana ma impeccabile, come un attore consumato: tiene in pugno il pubblico per tutto il tempo — quanto sarà durato? non ne ho idea! — mostrando un’inedita capacità di variare il ritmo ed il tono.

Ho riso tanto, certo, ma quello che mi sono portato a casa non è il divertimento: è piuttosto quella paradossale idea che il cristianesimo non sia un elenco di regole o di virtù, ma una serie di circostanze, di avvenimenti, di incontri; non un appesantimento ulteriore della vita, ma il luogo dove tutti i pezzi della vita acquistano significato. Il tutto spiegato alla luce della nobile professione del cuoco, uno che ha chiaro in testa che il segreto della vita è far felici gli altri: Cevoli questo l’ha imparato da piccolo, nella pensione a zero stelle dei genitori, e ha continuato a praticarlo anche da grande, nonostante il successo avuto come patacca. Il vero cuoco vuole così bene ai suoi ospiti che se potesse darebbe loro se stesso da mangiare: non è una verità semplice? Sembrano riecheggiare le parole dello zio Eliseo ne La vita è bella, mentre illustra all’impacciato nipote la sublime virtù del cameriere: «Tu stai servendo, però non sei un servo. Servire è l’arte suprema. Dio è il primo servitore: Lui serve gli uomini, ma non è servo degli uomini.». Parole sentite da sempre acquistano improvvisa evidenza — anche per me che sono figlio d’arte — grazie al genio di un artista.

Che poi debba essere un comico a vedere tutto ciò, e ad insegnarlo tra le risate, è forse una metafora dei tempi che ci capita di vivere. O forse un’altro dei paradossi cristiani. In un caso o nell’altro: andate a vederlo.

Aggiornamento (2011-07-21): questo articolo mi rende orgogliosamente una delle fonti non ufficiali più autorevoli sull’argomento, almeno stando a Google. Mi sembra pertanto giusto informare i lettori di passaggio che è stato pubblicato il testo del monologo: potete comprarlo direttamente dal sito dell’editore (Itaca) per la modica cifra di 5 euri, ma immagino che si trovi anche in libreria. Se siete più tecnologici, è uscito anche in forma digitale per iPad, iPhone e — presumo — anche per iPatacc. Lo trovate su iTunes a 2,99 euri, ma sapete meglio di me come fare a scaricarvelo. È vietato ai minori di 17 anni, ma non mi spiego perché: dev’essere per il frequente uso della parola “spurgare”.

Mi permetto solo una raccomandazione: andate prima a vederlo dal vivo.


La Penultima Cena
di e con Paolo Cevoli
regia di Daniele Sala
[Qui le date dei prossimi spettacoli]


Paolo Cevoli
La penultima cena
Itaca, Castel Bolognese, 2011
ISBN 9788852602634
Compralo su Itaca!

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Responses

  1. non conosco cevoli ma, naturalmente, la parola *cuoco* mi ha fatto drizzare le orecchie, anche a quest’ora della notte ;-D
    io l’idea che il cristianesimo non sia un elenco di regole o di virtù, ma una serie di circostanze, di avvenimenti e di incontri non la trovo poi tanto paradossale perché è anche la mia idea, da sempre.
    se poi quest’idea viene spiegata alla luce dell’arte di far da mangiare per far felice la gente (che da sempre è il mio sogno), vedrò di non perdermi la data di cologno monzese. è abbastanza vicino, ce la posso fare :-)

  2. bello. lo vedrò. grazie

  3. Sono contento di aver guadagnato due nuovi spettatori!

    Mi sono dimenticato di dirlo: Cevoli è romagnolo, gente molto diversa da noi liguri (questioni di torta di riso…). I due popoli hanno però una cosa in comune: l’incapacità di vivere circondati dalla terra su tutti e quattro i lati. Cevoli ne spiega il perché con brillante ed inattaccabile logica.

  4. ah, beh, romagnolo come mio padre.
    allora non me lo posso proprio perdere :-)

  5. Ecco la soluzione: tu sei evidentemente una donna con tre lati, ma pensando tu fossi piemontese non riuscivo a spiegarmelo!
    ;-)

  6. verissimo. ho anche un trisnonno materno genovese, pensa te :-)


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