Pubblicato da: Galliolus | mercoledì, 13 giugno 2012

Teófilo Stevenson (1952–2012)

È morto Teofilo Stevenson. Tre volte campione olimpico (Monaco 1972, Montréal 1976 e Mosca 1980), tre volte campione mondiale (L’Avana 1974, Belgrado 1978 e Reno 1986): senza dubbio il più grande pugile dilettante di sempre[1].

È anche vero però che i pugili bravi non restano dilettanti a vita. Tutti i coccodrilli citeranno la leggenda secondo la quale Stevenson avrebbe rifiutato una montagna di soldi per passare professionista e sfidare Muhammad Ali. «Che cos’è un milione di dollari in confronto all’amore di otto milioni di cubani?» sarebbe stata la sua risposta. Ho qualche dubbio che sia andata veramente così. La Wikipedia inglese porta come fonte un lungo articolo nel quale si parla in generale di Cuba, sport e politica; nella Wikipedia italiana i milioni di dollari diventano cinque, senza fonte. Secondo questo grafico, negli anni delle sue grandi vittorie gli abitanti di Cuba erano tra i nove e i dieci milioni. Poi c’è l’aspetto temporale: Stevenson era dieci anni più giovane di Ali. Gli anni nei quali prende forma la leggenda di Stevenson — il secondo oro olimpico è del 1976, il secondo oro mondiale è del 1978 — sono anche gli anni dell’irreversibile declino di Ali: anni di incontri con mezze calzette e raschiamento del barile — qualcuno ricorderà ancora l’improbabile sfida contro Antonio Inoki. A quel punto, un incontro Ali–Stevenson sarebbe stato probabilmente una pagliacciata, e per il rispetto dovuto a due grandi campioni dovremmo essere tutti contenti che non si sia mai disputato. Nessuno dei due è stato meno grande per non aver incontrato l’altro, e nell’epoca del dilettantismo socialista erano molte le situazioni analoghe[2].

Con oltre trecento incontri vinti tra i dilettanti, si fa molto presto a parlare dei pochi che sono usciti a testa alta dal confronto con il grande cubano. Il primo è il sovietico Igor Vysotsky, un buon pugile ma non certo un campione, che incontrò Stevenson per due volte battendolo sempre: ai punti nel 1973 e per KO nel 1976, poco prima del secondo oro olimpico. Vysotsky non partecipò ai Giochi di Montréal 1976 per un infortunio, ma la sua presenza fu in bilico fino all’ultimo. Vuole la leggenda che i cubani portassero anche un certo Milyano Romero (o Àngel Miliàn secondo le differenti versioni), che avrebbe eventualmente combattuto al posto di Stevenson, evitando così un avversario considerato una sorta di kryptonite. Il secondo è il nostro Francesco Damiani, che nei campionati mondiali di Monaco (1982) sconfisse a sorpresa Stevenson nelle fasi preliminari, perdendo solo in finale contro Tyrell Biggs.

Il rimpianto che mi ha lasciato la carriera di Stevenson non è tanto il suo mancato passaggio al professionismo, quanto il boicottaggio olimpico che lo privò del probabile quarto titolo. Nel 1984 i Giochi Olimpici si svolsero a Los Angeles: Stevenson era campione uscente e favorito d’obbligo, anche se nel 1982 non aveva vinto il campionato mondiale, come abbiamo visto. Quattro anni prima il mondo libero aveva boicottato i Giochi di Mosca, per rappresaglia contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan: erano altri tempi, e i talebani ci sembravano studentelli così per bene. Naturalmente, quattro anni dopo ci fu il controboicottaggio, senza neanche bisogno di un pretesto. Gli Stati Uniti fecero man bassa di medaglie, ma seconda nel medagliere arrivò la Romania, unico paese socialista a partecipare. Fu in quell’occasione, credo, che Nicolae Ceausescu si fece la fama di dittatore illuminato e aperto all’occidente. Fidel Castro fu invece fedele alla linea: Stevenson restò a casa e Tyrell Biggs rubò l’oro a Francesco Damiani con uno dei verdetti più scandalosamente casalinghi che la storia ricordi.

Nel 1988 i Giochi Olimpici si tennero a Seul: avrebbero dovuto e pututo essere Giochi di riconciliazione, invece le due Coree finirono di nuovo ai ferri corti. La Corea del Nord boicottò i Giochi, seguita da Cuba, Albania, Nicaragua, Etiopia e Seychelles. Stevenson perse anche quest’ultima occasione: aveva ormai 36 anni e sarebbe stato molto difficile battere Riddick Bowe e Lennox Lewis, i due finalisti di quell’edizione; ma era pur sempre campione mondiale in carica e avrebbe certamente detto la sua.

Diciamolo una volta per tutte: il boicottaggio è una stupidaggine. Il mondo sarebbe migliore se Jesse Owens avesse lasciato i Giochi di Berlino a qualche atleta ariano? Se il Cile avesse vinto la Coppa Davis del 1976, dopo il Sudafrica nel 1974? Se Paul Simon non fosse andato in Sudafrica a reimparare a suonare? E vogliamo parlare del problema del randagismo in Ucraìna?

Vi lascio con un bel documentario. Se non avete sette minuti di tempo, guardate almeno i due formidabili pugni portati a John Tate (1:50) e Mircea Simon (2:45). Siamo nel 1976, semifinale e finale dei Giochi Olimpici di Montreal. Fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione.

Aggiornamento (20.06.2012): Ricco&Spietato ripropone il tormentone Ali vs. Stevenson con un bel sonetto romanesco. Confermo la mia opinione sul non-incontro, ma il sonetto è così bello!


[1] Si dice un gran bene anche di Làszlò Papp, ma non l’ho mai visto combattere.

[2] Gli appassionati di ciclismo ricorderanno l’analogo tormentone per la mancata sfida tra Eddy Merckx e Serguei Soukhoroutchenkov. La sfida sarebbe stata esaltante soprattutto per i tipografi, dal momento che il russo vinse la sua prima corsa importante nel 1978, mentre il Cannibale si era ritirato l’anno precedente.

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Responses

  1. (grazie…)


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