Pubblicato da: Galliolus | martedì, 8 gennaio 2013

Febo Conti (1926–2012)

Con Febo Conti se ne va un pezzo importante della mia infanzia. Vorrei dire un pezzo dell’infanzia di molti, ma si tratta forse di un’impressione dettata dalla mia proverbiale superbia: non mi sembra infatti che la notizia sia stata adeguatamente coperta dai mezzi di comunicazione sociale.

A beneficio dei lettori più giovani, dirò che Febo Conti è stato uno che ha fatto di tutto: la Resistenza, la radio, il teatro, il circo… è stato anche tra gli inventori di Gardaland, che diresse per alcuni anni. Ma queste cose le ho scoperte solo oggi: per me era quel giovanotto, educato e ben vestito, che conduceva la trasmissione Chissà chi lo sa?. Andava in onda il sabato pomeriggio, era una gara di quiz tra squadre di studenti delle medie: in palio un’enciclopedia, da regalare alla propria scuola. Tra un quiz e l’altro, ospiti vari e comica di Ridolini, a volte nell’interpretazione originale di Larry Semon, a volte nell’imitazione che ne faceva lo stesso Febo Conti. In quei pomeriggi ho cominciato a coltivare l’idea che sapere la risposta ad una domanda sia interessante, che insomma valga la pena accumulare informazioni: la parola “nozionismo”, ammesso che esistesse nei primi anni ’70, non aveva certo un significato dispregiativo.

Un anno — dovevo essere stato perticolarmente buono — Gesù Bambino mi portò un gioco in scatola: I quiz che ogni ragazzo in gamba deve sapere, con il bel faccione di Febo Conti sul coperchio. Il modernissimo gioco elettronico aveva un puntale che poteva essere inserito in uno dei numerosi forellini di una base; ai lati della base, due finti televisori in miniatura. Inserendo il puntale in uno dei forellini, si chiudeva un circuito e si accendeva una lampadina, che illuminava il televisore corrispondente alla risposta esatta o sbagliata: appariva una foto di Febo Conti, con un’espressione allegra o triste. Le domande erano scritte su appositi cartoncini, che si incastravano con precisione sulla base; le tre possibili risposte corrispondevano a tre fori sul cartoncino, opportunamente collegati alle lampadine. I fori sul cartoncino erano sempre in posizioni diverse, e le possibilità erano numerosissime, per cui risultava praticamente impossibile — ancorché teoricamente molto facile — risalire all’esattezza della risposta basandosi sulla posizione del forellino. Un apparato semplice e ingegnoso: osservandolo attentamente imparai i rudimenti dell’elettricità.

Per un lungo periodo, passai ogni pomeriggio di pioggia a studiare su quelle domande, la maggior parte delle quali era ben al di sopra della mia portata; il divertimento diminuì solo leggermente una volta imparate a memoria tutte le risposte. Da quel gioco ho ricavato l’abitudine a collezionare risposte a domande inutili, una sostanziale imbattibilità a Trivial Pursuit, l’idea che un “ragazzo in gamba” debba avere una cultura solida, l’idea che esista il concetto stesso di “ragazzo in gamba”, un lieve senso di disagio ogni volta che i programmi televisivi sono presentati da pupazzi o da giovani vestiti da deficienti, il disprezzo per le domande idiote e per gli “aiutini”. Una distanza siderale da quegli educatori per i quali i bambini non vanno mai messi in difficoltà, non sia mai che perdano l’autostima.

Molto tempo dopo iniziai ad ascoltare di più la radio, e negli ultimi anni ho goduto della grande comodità del podcast. Grazie a questa mirabolante invenzione, ho scoperto una piacevole trasmissione della radio svizzera italiana: La costa dei barbari. Definita come “guida pratica e scherzosa per gli utenti della lingua italiana”, era in effetti una trasmissione di grammatica e galateo linguistico, educata e ben vestita come Febo Conti, che la condusse dal 1959 fino all’altroieri. Roba per nerd d’altri tempi, quale in effetti sono.

Questo potrebbe apparire un articolo nostalgico, ma non è così. Non sto dicendo che fosse meglio allora; sto raccontando il come e il perché io sono fatto così. Sono diverso da voi, o miei giovani lettori: non migliore, né peggiore, ma irrimediabilmente diverso.

Io sono uno che si è sbellicato per le comiche di Ridolini.

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