Pubblicato da: Galliolus | mercoledì, 14 agosto 2013

Emile Griffith (1938–2013)

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Non puoi non diventare amico di un pugile con cui hai diviso la bellezza di 45 round.
(Nino Benvenuti)

Io ero piccolo: ricordo solo che Nino Benvenuti era l’uomo più forte del mondo: lo aveva detto il mio papà. Anzi, ero così piccolo che dicevo “Beeunti”, ma questo me l’hanno raccontato dopo. Ricordo anche i miei guantoni rossi e gialli, e altre cose di cui vi ho già parlato altrove.

Se in questa storia il nostro Nino ha la parte del buono, il cattivo non può essere altri che Emile Griffith. Allora non ne conoscevo neanche il nome, ma posso presumere che facesse paura: pluricampione del mondo nei welter e nei medi, Fighter of the Year 1964, era soprattutto l’uomo che aveva ucciso Benny “Kid” Paret, infierendo su di lui con una impressionante serie di 29 pugni. Non si era trattato solo di una questione sportiva: durante le operazioni di peso, Paret gli aveva dato del maricòn e qualcuno aveva parlato di vendetta. La responsabilità maggiore era stata invece di chi avrebbe potuto interrompere l’incontro: l’angolo di Paret e lo stimatissimo arbitro Ruby Goldstein. La televisione iniziò a trasmettere il pugilato solo in differita; Goldstein cambiò mestiere; Griffith rimase solo con i suoi rimorsi, continuando a combattere soltanto perché non avrebbe saputo come guadagnarsi da vivere. Non fu più lo stesso pugile.

Nonostante i persistenti incubi notturni, nei cinque anni seguenti aveva difeso due volte il titolo dei welter che aveva tolto a Paret; lo aveva perso, ripreso e mantenuto nei tre incontri con Luis Manuel “El Feo” Rodriguez; lo aveva abbandonato dopo qualche ulteriore difesa, per salire di categoria. Nei medi, aveva subito strappato il titolo mondiale a Dick Tiger, difendendolo poi due volte contro Joey Archer. In quei cinque anni, oltre al primo incontro con Rodriguez, aveva subìto solo altre tre sconfitte, senza titolo in palio: tra queste, uno strano KOT alla prima ripresa contro Rubin “Hurricane” Carter. Forse l’avete visto: è l’incontro che dà inizio al film con Denzel Washington.

Negro, omosessuale e presunto assassino: nell’America dei favolosi anni Sessanta non doveva essere particolarmente amato. L’America ha sempre un occhio di riguardo per i vincenti, ma è plausibile che la prima delle tre sfide contro Benvenuti sia stata organizzata per motivazioni razziali, oltre che sportive. Un po’ a sorpresa, Benvenuti vinse il primo, spettacolare incontro, dichiarato Fight of the Year 1967. Un KO per parte nelle fasi iniziali, equilibrio centrale finché il miglior Benvenuti di sempre dominò le ultime riprese, facendo valere la sua maggior freschezza atletica: verdetto unanime e netto. Era la sera del 17 aprile 1967, qui in Italia erano le tre del mattino del giorno successivo; la televisione non trasmise l’incontro, ma un italiano su tre si alzò nel cuore della notte per ascoltare la radiocronaca di Paolo Valenti. Avevo un anno e mezzo: mio padre non mi svegliò.

Griffith si prese la rivincita cinque mesi dopo. Benvenuti si ruppe una costola già alla seconda ripresa, ma riuscì a sopportare il dolore mantenendo l’incontro in equilibrio, fino ad andare al tappeto alla quattordicesima: si rialzò, ma Griffith vinse ai punti, nonostante l’arbitro avesse un cartellino in parità. Griffith venne in Italia per un incontro semi-ufficiale con un altrimenti ignoto Remo Golfarini, prima di difendere ancora il titolo contro il Nino nazionale. Il terzo incontro della serie si tenne nella primavera dell’anno seguente, e fu il più equilibrato dei tre: vinse ancora Benvenuti ai punti, soprattutto in virtù di un atterramento inflitto a Griffith nel corso dell’undicesima ripresa.

Fu l’apice della carriera di Benvenuti, che fu eletto Fighter of the Year 1968. Tre anni dopo sarebbero arrivati Carlos Monzón e la prudente decisione di appendere i guantoni al chiodo. Griffith non fu altrettanto prudente, né altrettanto fortunato, continuando a prendere pugni per buona parte degli anni Settanta. Perse due sfide per il titolo contro Monzón, perse contro l’emergente Vito Antuofermo; nel 1976 Sugar Ray Seales si infortunò e il 38enne Griffith fu richiamato all’ultimo momento come sfidante di Eckhard Dagge per il titolo dei medi jr. L’ultimo incontro nel 1977, contro Alan Minter, nel sottoclou della rivincita mondiale tra Monzón e Rodrigo Valdéz: Griffith subì un conteggio e un successivo atterramento, ma riuscì a finire in piedi strappando un verdetto non umiliante. Si ritirò con un primato difficilmente battibile: 334 riprese con un titolo mondiale in palio.

Con i pochi risparmi comprò una casa alla mamma e provò a fare l’allenatore. Sedette occasionalmente all’angolo di Wilfred Benítez, Juan Laporte e James “Bonecrusher” Smith; lavorò anche per la nazionale olimpica danese. Negro, omosessuale, presunto assassino, ora anche perdente e povero in canna. Finì ad insegnare pugilato ai ragazzi di un riformatorio, finché ne adottò uno: Luis Rodrigo, che gli rimarrà accanto fino alla fine. Che c’è di male se un vecchio omosessuale negro si prende in casa un giovane delinquente ispanico? Perse il lavoro.

Nel 1992 alcuni gentiluomini gli chiesero cortesemente il portafoglio e lo bastonarono, lasciandolo quasi morto in mezzo alla strada. Non riuscì mai a ricostruire bene l’episodio, anzi poco alla volta cominciò a dimenticare tutto. Iniziò ad essere assistito da Ring 8 — una benemerita associazione di ex-pugili — con 300 dollari al mese e un po’ di compagnia umana. Nel 2005 il regista Dan Klores girò il documentario Ring of Fire, nel quale riuscì a far incontrare Griffith con Benny Paret Jr., il figlio del “Kid”: un abbraccio e un perdono attesi per oltre quarant’anni. Oggi Benny Paret Jr. e Luis Rodrigo Griffith lavorano fianco a fianco nell’agenzia di pubbliche relazioni di Klores.

E Benvenuti? Come spesso accade tra maschi, prendersi a pugni è un modo di fare amicizia. Poco tempo dopo il terzo incontro, Griffith fu chiamato a fare da padrino di Giuliano, il figlio di Nino. Poi si persero di vista, ma quando le difficoltà aumentarono qualcuno si ricordò dell’amico italiano: Benvenuti promosse in Italia una raccolta di fondi e continuò ad essere vicino all’antico rivale.

Curioso che in questo articolo si parli tanto di padri e di figli. Ora che ci penso, devo comprare un paio di guantoni a Spartacus.

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