Pubblicato da: Galliolus | mercoledì, 25 settembre 2013

Ken Norton (1943–2013)

ken_nortonKen Norton può essere considerato il Fiorenzo Magni del pugilato: un grandissimo campione che ha avuto la sfortuna di combattere nell’età dell’oro del pugilato, contro i più grandi massimi di sempre. Difficile riassumere tanti anni passati a darne e a prenderne, ma quasi tutti i giornali ritornano sul suo primo incontro con Muhammad Ali, valido per il titolo nordamericano: Norton vinse ai punti, grazie soprattutto al pugno con cui, nella prima ripresa, fratturò la mandibola al quotatissimo avversario.

Bello come il sole, fisico da manuale, cominciò a combattere ad un’età relativamente elevata, durante il servizio militare nei marines. Da ragazzo aveva giocato a football e praticato diverse specialità dell’atletica: un anno vinse cinque ori e tre bronzi nei campionati scolastici dell’Illinois, dopodiché fu introdotta la Ken Norton rule, che limitava a tre le specialità nelle quali un atleta poteva gareggiare.

Passato al professionismo nel 1967, dovette aspettare la primavera del 1973 per arrivare al già citato incontro con Ali. Sei mesi dopo, Ali si riprese il titolo nordamericano vincendo ai punti la rivincita. Nonostante la sconfitta, Norton ebbe l’occasione di sfidare il non ancora reverendo George Foreman per il titolo mondiale unificato, ma andò al tappeto tre volte nelle prime due riprese, prima del KOT. Per Foreman fu gloria effimera, dal momento che la successiva difesa sarebbe passata alla storia come Rumble in the Jungle. Ali tornò campione e difese il titolo per ben sette volte, prima che toccasse di nuovo a Ken Norton, che nel frattempo aveva riconquistato il titolo nordamericano. Era ormai il 1976: anche il terzo incontro fu vinto da Ali ai punti, ma quel verdetto è considerato dagli esperti uno dei più discutibili della storia.

Ali difese altre due volte il titolo, prima di essere sconfitto a sorpresa da Leon Spinks: questi era l’oro olimpico di Montreal 1976 — 16 anni dopo Ali! — ma da professionista aveva sostenuto solo sette incontri, senza mai andare oltre la decima ripresa. Secondo regolamento, Ken Norton avrebbe avuto il diritto di sfidare il vincitore, ma Spinks preferì accettare una montagna di dollari per l’immediata rivincita con Ali: la WBA accettò l’incontro, mentre la WBC dichiarò decaduto Spinks ed assegnò il titolo a Norton. Ali tornò campione per la WBA e si ritirò; Norton difese il titolo WBC contro Larry Holmes e lo perse subito; cominciava un’altra era.

Norton si ritirò nel 1981, dopo un’amaro KOT alla prima ripresa contro la speranza bianca Gerry Cooney, ma non attese la fine della carriera per tentare la carta del cinema. Già nel 1975, all’apice della sua parabola, trovò il tempo di recitare la parte di Ganymede in Mandingo di Richard Fleischer; visto il grande successo meritò un ruolo da protagonista nel seguito — Drum, l’ultimo Mandingo —, diretto da Steve Carver l’anno successivo. Due pellicole non memorabili, pur se recentemente rivalutate dal solito Quentin Tarantino; se proprio volete vedere Ken Norton al cinema, vi conviene guardare altrove.

Torniamo al 24 marzo 1975: Muhammad Ali era impegnato in una delle sue innumerevoli difese del titolo mondiale unificato. L’avversario era Chuck Wepner, detto Bayonne Bleeder — “il sanguinante di Bayonne” — per via di una faccia molto facile a tagliarsi: avrebbe dovuto essere un incontro dall’esito scontato. Ali, che amava dare qualche soddisfazione al pubblico, giocò al gatto col topo per otto riprese, ma alla nona andò per terra grazie al classico colpo fortunato: Wepner gli aveva inavvertitamente pestato un piede e l’aveva poi sbilanciato con un pugno alle costole. Ali si rialzò prontamente e continuò a dominare l’incontro: la faccia di Wepner si trasformò presto in un colabrodo, ma il suo cuore e le sue ginocchia tennero fino a 19 secondi dalla fine dell’ultima ripresa, quando l’arbitro decretò il KOT. Sconfitta indiscutibile, ma Wepner può raccontare di aver messo al tappeto Il Più Grande e di essere tornato a casa con le sue gambe. A bordo ring c’era anche un attore italoamericano, trentenne e spiantato, ormai avviato ad una carriera di particine e provini andati a male: si chiamava Sylvester Stallone, e quella sera tornò a casa rimuginando su una buona idea.

apollo_creedSe Rocky Balboa è Wepner, Apollo Creed non è Ali, come qualcuno ha pur sostenuto. Il personaggio di Apollo è ricalcato invece su Ken Norton, che inizialmente doveva anche interpretarlo, ma che rinunciò all’ultimo momento per concomitanti impegni televisivi. Norton e Stallone si erano conosciuti durante le riprese di Mandingo, nel quale Stallone aveva una piccola parte, poi tagliata in fase di montaggio.

Anche questa volta vi ho annoiato con un articolo lungo sul pugilato. Scusatemi, ma credo proprio che il vecchio Ken meritasse un ricordo adeguato. Avrei anche voluto dirvi della sua vita giù dal quadrato: la carriera dell’attore non ebbe un gran seguito, una parte in un episodio di A-Team e poco altro. Della sua attività di motivatore: fedele seguace di Napoleon Hill, fu uno dei primi ad intuire l’importanza della psicologia applicata allo sport. Di come si dedicò soprattutto all’educazione, girando per le scuole in cerca di talenti, ma ricordando sempre che l’istruzione è più importante di una breve carriera sportiva. Dei suoi cinque figli, uno dei quali divenne campione di football. Di quella volta che gli chiesero quale fosse stato il suo più grande successo, e lui ricordò che una rivista l’aveva nominato “Papà dell’anno”.

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