Pubblicato da: Galliolus | venerdì, 24 gennaio 2014

Claudio Abbado (1933–2014)

Accade a volte, nel finale dei grandi capolavori, di avvertire un clima di reale coinvolgimento tra me, l’orchestra, il pubblico: come se tutti trattenessero il respiro insieme. E quando si spegne la nota finale rimane un grande silenzio, come a contemplare qualcosa che è accaduto. Questo silenzio è la cosa che apprezzo di più.
(Claudio Abbado)

L’estate scorsa, in occasione della nomina a senatore a vita, qualche testa d’uovo storse il naso. Dissero che il Presidente era andato a cercare personalità schierate a sinistra, che gli “altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario” erano stati sopravanzati da presunti meriti politici. Dissero che Riccardo Muti sarebbe stato più indicato, in quanto notoriamente cattolico.

Io capisco poco di politica e niente di musica, però mi piacerebbe vivere in un paese nel quale ad un neosenatore si fanno prima di tutto tante congratulazioni e auguri di buon lavoro, invece di pensare se sarà utile o meno ad un progetto politico; rallegrandosi orgogliosamente, al contempo, di appartenere ad un popolo che ha ancora numerose personalità con “altissimi meriti”, a prescindere dal campo. Fui soprattutto scandalizzato da quelli che tirarono un gentiluomo come il maestro Muti dentro a questa becera rissa da cortile: una mossa quantomeno inelegante e maleducata, per non dire idiota.

Non l’ho scritto allora, e adesso mi dispiace di essere stato complice con il mio silenzio. Più divento vecchio e meno sopporto queste etichette, appiccicate alle persone come alle scatole, solo per la pigrizia — o la paura — di guardare cosa c’è dentro. Non sono più sicuro che i presunti amici di Fidel Castro siano tutti comunisti, e anche se lo fossero so di poter imparare qualcosa da tutti. Mi è successo più volte che persone apparentemente lontane mi abbiano insegnato, con un gesto o una parola, più di tutte le prediche di questo mondo.

Poi ho trovato questa cosa: siamo nel 2012, al festival di Lucerna. Abbado ha la faccia di uno che da anni sta lottando contro il cancro, e sa che perderà. Dirige il Requiem, quello che Mozart sapeva di scrivere per la propria stessa morte. Dura quasi un’ora, dev’essere stata una fatica anche fisica. Qui ci sono solo le ultime note: cum sanctis tuis in aeternum, quia pius es. “Con tutti i tuoi santi per sempre, perché Tu sei misericordioso”.

Prima di farlo partire, fate un po’ di silenzio.

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