Pubblicato da: Galliolus | venerdì, 13 marzo 2015

Considerazioni sul sistema elettorale greco

Alcune settimane dopo la netta vittoria del suo partito alle elezioni politiche, Alexis Tsipras continua ad essere protagonista della cronaca politica ed economica. Noto anch’io, come tutti, l’abisso che si apre tra la campagna elettorale e la concretezza del governo; ma non pretendo di avere le competenze per giudicare problemi molto fuori dalla mia portata. Colgo solo l’occasione per augurare ogni bene ai fratelli greci: una faccia, una razza.

Vorrei invece richiamare l’attenzione su un altro tema, che secondo me è stato portato prepotentemente alla ribalta dalle recenti elezioni greche: parlo del sistema elettorale, e di come la scelta di questo sistema possa essere decisiva, sia per i risultati, sia per la percezione che si può avere di questi risultati.

Come si può vedere dal grafico qui sotto, Syriza — il partito guidato da Tsipras — ha guadagnato 149 seggi sui 300 che compongono il parlamento greco.

parlamento_greco_2015

Avendo solo sfiorato la maggioranza assoluta, Syriza non avrebbe potuto governare da sola: per questo motivo è stata perfezionata un’alleanza con il partito dei Greci Indipendenti (ANEL), guidato da Panos Kammenos. Grazie ai 13 seggi di ANEL, la coalizione ha raggiunto una maggioranza piuttosto ampia — il 54% dei seggi — e si presume che possa governare senza eccessive sorprese. Per questo appoggio, ANEL è stato premiato con il Ministero della Difesa, mossa che dovrebbe avere un effetto tranquillizzante sulla parte moderata dell’elettorato greco.

L’alleanza tra Syryza e ANEL si presenta come problematica, stante l’enorme distanza che separa i due partiti su quasi ogni argomento, ad eccezione dell’opposizione alle politiche di rigore e austerità imposte ai greci dalla troika. D’altra parte, questo era il punto che stava maggiormente a cuore a Tsipras, che con qualsiasi altra alleanza avrebbe dovuto cedere a qualche compromesso sul punto principale della sua agenda politica. La Grecia di oggi ha sostanzialmente un solo problema, importante e urgente: tutte le altre questioni possono essere almeno temporaneamente trascurate, o almeno rimandate a tempi migliori. A differenza di molti commentatori, non storco il naso per l’inedito accordo tra destra e sinistra, concetti di cui stento sempre più ad afferrare il significato; anzi, accolgo sempre con favore quei politici capaci di ingoiare qualche rospo, mettendo il bene del loro Paese davanti alla loro ideologia. Non sono neanche molto stupito: le proposte di Tsipras sono state sostenute, tra gli altri, da Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Marine Le Pen.

Durante la campagna elettorale, per quanto se ne è saputo in Italia, si è discusso quasi esclusivamente di “lacrime e sangue”. Le elezioni politiche sono state in qualche modo un referendum, pro o contro le politiche europee di rigore: la grande maggioranza dei greci si è espressa per il contro, adesso è giusto che governino i portatori di queste posizioni.

E qui, finalmente, arrivo al punto: è andata veramente così?

Analizziamo meglio il voto, grazie all’apposita pagina di Wikipedia e al più schematico riassunto del Ministero dell’Interno greco. La legge elettorale greca è semplice e brutale: il Parlamento (monocamerale) consta di 300 seggi: 250 sono assegnati da un sistema proporzionale puro, con sbarramento al 3%; i restanti 50 seggi vanno di diritto al primo partito.

Secondo la Costituzione Greca (articolo 51.5) il voto è obbligatorio, anche se non sono previste sanzioni per i non votanti. Nonostante ciò, sono andati a votare poco meno del 64% degli aventi diritto, e alcuni di essi hanno votato scheda bianca o nulla. I voti validi sono stati 6.181.274, pari al 62,39% dei 9.906.954 aventi diritto. Questo apre tutto un filone di discussione che ora non voglio affrontare.

Mentre rimando alle pagine citate per i particolari, mi sono permesso di fare alcuni calcoli:

  • il partito di Tsipras (Syriza) prende il 36,34% dei voti, guadagnando il 49,67% dei seggi;
  • il suo alleato (ANEL) prende il 4,75% dei voti, guadagnando il 4,33% dei seggi;
  • i partiti favorevoli alle politiche di rigore (Nuova Democrazia del presidente uscente Antonis Samaras, PASOK, DIMAR, Il Fiume) prendono il 39,04% dei voti — più di Syriza! —, guadagnando il 35,33% dei seggi;
  • due partiti non assimilabili ai precedenti, per opposti motivi (Alba Dorata e Partito Comunista-KKE) prendono insieme l’11,75% dei voti, guadagnando il 10,67% dei seggi;
  • altri partiti minori prendono complessivamente l’8,14% dei voti, ma non ottengono alcun seggio.

In breve: Syriza e ANEL costituiscono un governo di minoranza, che però ha il potere di prendere decisioni storiche, che incideranno sui greci per i prossimi decenni. Io starei molto attento a parlare di trionfo, parola che nei giorni successivi alle elezioni si è letta molto spesso.

Starei anche molto attento ad evitare una legge elettorale che possa portare anche noi italiani a conclusioni simili: su quest’ultimo punto, però, temo di non essere ascoltato.

Aggiornamento (2015-07-02): I nodi vengono al pettine. Messo alle strette da un negoziato molto difficile, Tsipras si è accorto di non poter essere sicuro di rappresentare il suo Paese. È molto difficle giudicare da qui, ma la mia impressione — condivisa più autorevolmente da Leonardo — è che la convocazione del referendum di domenica prossima debba essere interpretata in questo modo.

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