Pubblicato da: Galliolus | martedì, 17 gennaio 2012

The Fight of the Century

Se la gente amasse il prossimo come ama me, il mondo sarebbe migliore.
(Muhammad Ali)

Oggi Muhammad Ali compie 70 anni.

Di quello che è stato il pugilato per la mia infanzia ho già parlato altrove, quindi per una volta non dovrete sorbirvi la mia proverbiale logorrea. Vorrei solo fargli i miei più umili auguri, con immutata stima. Ringraziarlo di tutto, ora più che mai mentre sta combattendo l’avversario più duro.

Infine, il colpo basso: mi ripromettevo di scrivere un coccodrillo per “Smokin’ Joe” Frazier, che poi non ha mai visto la luce. Tenevo da parte questo filmato, come si tiene una bottiglia di buon vino, in attesa di una buona occasione.

Allargate l’immagine e mettetevi comodi.

Pubblicato da: Galliolus | mercoledì, 11 gennaio 2012

Marsupiale acquatico?

Xhejsil è un ragazzo albanese simpaticissimo e molto studioso — le due cose non vanno sempre d’accordo. Parla benissimo italiano, quindi devo ancora capire dove abbia pescato questa rarissima perla:

Il propano è un idrocanguro.

Aggiornamento (26.01.2012): Si arriva qui cercando “idrocanguros” su Google.

Pubblicato da: Galliolus | domenica, 8 gennaio 2012

2011 in review

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

A New York City subway train holds 1,200 people. This blog was viewed about 7.700 times in 2011. If it were a NYC subway train, it would take about 6 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.

Pubblicato da: Galliolus | sabato, 31 dicembre 2011

Quello si chiama “cadere con stile”!

Differenziando pazientemente i contenitori dei regali di Gesù Bambino, ho notato che una delle scatole di Spartacus aveva una faccia riempita per metà da un fondamentale avviso multilingue:

(GB) Please note that this toy does not fly.
(F) Remarque: ce jouet ne vole pas.
(NL) Opmerking: dit speeltuig vliegt niet.
(D) Bitte beachte, dass sieses spielzeug nicht fliegt.
(I) Questo giocattolo non vola.
(E) Tener en cuenta que este juguete no puede volar.
(P) Queira notar que este bringuedo não foi feito para.
(S) Vanliquen notera att denna leksak inte flver.
(DK) Bemaerk at dette stykke legetøj ikke kan flyve.
(N) Vennligst merk at dette leketøyet ikke kan fly.
(SF) Huomaa, että tämä lelu ei lennä.

Era il modellino di una bisarca.

Pubblicato da: Galliolus | venerdì, 23 dicembre 2011

Václav Havel (1936–2011)

Il tempo passa velocemente e cambia le cose. I miei alunni sono nati più di trent’anni dopo la morte di Jan Palach, non possono comprendere il motivo per cui ci si possa interessare di una nazione come la Cecoslovacchia. Che poi non esiste neanche più.

Spesso ho pensato che, tra le molte cose che io ho visto e loro no, quella più difficile da spiegare sia l’Unione Sovietica, con tutto quel che ne segue. Guardo quei poveri coreani piangere la morte del loro Caro Leader: ce la presentano come una sorta di misteriosa tradizione orientale, ma io me lo ricordo bene, il comunismo alle porte di Gorizia. Gli stessi buffi cappelli, lo stesso ridicolo passo di marcia — le testate nucleari no, quelle non mi hanno mai fatto ridere.

Pensavo che sarebbero durati per sempre. Li combattevo, come potevo: ma pensavo che sarebbero durati per sempre. Speravo che sarebbero durati per sempre, perché il modo per sconfiggerli c’era e si chiamava Guerra Termonucleare Globale. Invece il Muro è caduto, in un attimo: improvvisamente, ci siamo accorti che bastavano i picconi. Tanti piccoli gesti di tante piccole persone. Un fruttivendolo che può esporre il suo bravo cartello: Proletari di tutto il mondo, unitevi!, oppure può scegliere di non esporlo. Il potere dei senza potere. Uno dei più grandi imperi della storia, quello che Augusto Del Noce definì la più grande vergogna del nostro secolo, è crollato come un castello di carte seppellendo le menzogne su cui era stato edificato. Non grazie ad un condottiero e ai suoi eserciti, ma per l’opera di molte persone miti come Václav Havel, che hanno saputo dire di no alla menzogna pagando di persona, senza mai cedere alla tentazione della violenza. Non un vetro fu rotto per la liberazione della Cecoslovacchia: la chiamarono Rivoluzione di velluto.

Non so spiegare ad un ragazzino degli anni Zero che cosa fosse la Cecoslovacchia degli anni Settanta, oggi che Praga è solo una splendida città a due ore di volo da qui. Vorrei solo che ricordasse una cosa, e la ricordo idealmente a lui per ricordarla soprattutto a me. Ogni cosa che abbiamo, non ce l’abbiamo per merito nostro. Ce l’abbiamo perché qualcuno l’ha conquistata per noi e ce l’ha consegnata: è costata sacrificio, sudore, sangue. Cerchiamo di esserne degni. E, quando verrà il nostro turno, speriamo di essere all’altezza.

E adesso, in piedi.

Pubblicato da: Galliolus | martedì, 13 dicembre 2011

Le grandi domande della Pasionaria #3

Papà, quanto fa due diviso zero?

Pubblicato da: Galliolus | giovedì, 8 dicembre 2011

Sotto il tuo manto

Sub tuum praesidium confugimus, sancta Dei Genitrix; nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus, sed a periculis cunctis libera nos semper, Virgo gloriosa et benedicta.

Pubblicato da: Galliolus | lunedì, 21 novembre 2011

Fai la spesa per chi è povero

Le parole migliori per introdurre la Colletta Alimentare 2011 sono le “10 righe“, che come ogni anno danno il senso e le ragioni del gesto:

Il momento storico che stiamo vivendo rimane molto delicato e drammatico. I poveri sono in costante crescita e sono sempre più prossimi a ciascuno di noi.

Non manca solo il cibo, manca il lavoro, la casa e soprattutto sembrano venir meno le ragioni per sperare e per questo si è sempre più soli; una solitudine spesso avvertita da chiunque, poveri o ricchi.

Cristo, presente ora, colma quella solitudine, risponde a tutte le esigenze del nostro cuore.

Per questa esperienza, proponiamo a ognuno la Colletta Alimentare, perché facendo la spesa per chi è nel bisogno, si ridesti tutta la nostra persona, cominciando a vivere all’altezza dei desideri del nostro cuore.

Vi invito a scaricare la locandina della Colletta: stampatela e diffondetela. Sabato fate la spesa anche per chi è povero, e se trovate due ore per dare una mano… be’, ne abbiamo proprio bisogno.

Pubblicato da: Galliolus | domenica, 20 novembre 2011

Alluvione a Genova: la sfida della gratuità

La mia amica M. insegna in un liceo genovese. Nei drammatici giorni dell’alluvione ha accettato la sfida del fango e dei suoi ragazzi, mentre io me ne stavo al calduccio. Dopo una giornata di lavoro, ha buttato giù queste note: le pubblico con il suo permesso, ad edificazione di tutti.

Domenica mattina: uscita da messa con un gruppo di studenti universitari e delle superiori si parla dell’alluvione, i ragazzi sono incontenibili, bisogna andare in centro a dare una mano. Nel pomeriggio ci troviamo tutti in via Tortosa, in uno dei punti più colpiti. Ci incontriamo con altri che si erano già mossi e stavano aiutando come potevano. Li lascio a spalare e con mio marito risalgo a piedi fino al quartiere di Quezzi, dove è straripato il rio Fereggiano, nella zona tristemente nota per tutti i video che si sono succeduti sui vari TG. Il mio intento è di andare a trovare don Ettore, nostro amico parroco nella chiesa della zona e di vedere cosa poter fare domani mattina, coi tanti ragazzi che si volevano organizzare, anche da altre zone, per andare insieme a mettersi a disposizione dei soccorritori. Resto stupita del movimento di popolo cui assisto. Ovunque ragazzi infangati che, con piglio sicuro, si muovevano con pale e cuffe di fango appena raccolto. Tutti i negozi erano aperti e pieni di gente al lavoro. Nessuno era solo con i suoi mille problemi. I dialoghi si sono succeduti, più che il lamento, così frequente a Genova, la semplicità di ritrovarsi, la gratitudine di tanti per il rischio superato, la non scontatezza nel sottolineare l’operosità che aveva ormai ripulito molte cose: una nostra amica, mamma di una bimba che frequenta una scuola paritaria della zona devastata dall’acqua, con la figlia per mano, ci racconta di come per cinque minuti siano scampate alla piena e di come abbiano lavorato in cento, per tutto il giorno ripulendo quasi ogni cosa.

Nella chiesa di don Ettore c’era tanta gente, convenuta per il rosario per le vittime che lì riceveranno martedì l’ultimo saluto: tanta gente addolorata e composta, che prega e non dispera. I bambini, ci raccontano, sono traumatizzati dalla visione della furia dell’acqua, che li ha colti all’improvviso all’uscita di scuola, portandosi via i loro amici e allora continuano a parlarne, a ricordare.

Mi colpisce l’osservazione di un ragazzo, come me colpito da tutto questo darsi da fare, che sembra non avere antecedenti (ho incontrato lì amici e alunni imprevedibili, non per intendersi quelli propensi, quelli che lo diresti, ma proprio quelli che non l’avresti mai detto): Andrea appunto mi dice: ma cosa muove tutti questi, non sono mica cristiani come noi. Ecco questo è il punto ho pensato di colpo: qui stiamo assistendo allo spettacolo della gratuità, di quel bisogno di bene, di far bene, di essere amico e solidale con gli altri, di sentirsi compagno di cammino con l’altro uomo, che fa parte di noi, è una nostra urgenza inestirpabile che nessuno ci potrà togliere. Tante volte ci siamo detti che far bene fa bene, e qui non è uno slogan, ma una evidenza. Noi, che lo sappiamo o no, siamo fatti per il bene. Vedi caro Andrea questo è il fondo di ogni uomo, l’alluvione come la crisi, ce lo rivelano, noi in più siamo educati a vederlo e a riconoscere l’origine di tutti i nostri impeti inarrestabili.

A sera ci ritroviamo a casa, tornano i ragazzi con una bottiglia di vino, dono del padrone della cantina che hanno aiutato a ripulire: ha voluto dargliela per riconoscenza, dopo averli soprannominati gli angioletti di Genova. E non si erano mai visti prima, una storia come mille altre in una città in cui si dice che ci si parli a fatica. Sembra che sia vinta l’indifferenza e il cuore si apre.

Pubblicato da: Galliolus | sabato, 12 novembre 2011

La parola ai lettori

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