Inserito da: Galliolus | Sabato, 31 Ottobre 2009

Fenomenologia della scazzottata finale

Credevo molti meno.

Ne è passato di tempo da quando l’ex nuotatore Carlo Pedersoli cercava un nome d’arte credibile: aprì una birra Bud per schiarirsi le idee e gli venne in mente di omaggiare il grande Spencer Tracy. Quella sera nacque un personaggio inimitabile, montato su talento comico secondo solo a quello di Oliver Hardy. Qui continuiamo a considerarli film di serie B, ma un giorno Quentin Tarantino confesserà di avere attinto a piene mani per i duelli multipli di Kill Bill.

Auguri, Bud: ottant’anni e non sentirli.

Inserito da: Galliolus | Sabato, 31 Ottobre 2009

Tutto è relativo

LaMiaRegina si è un po’ appassionata ad XFactor, un programma che anch’io — sempre ipercritico nei confronti dell’odierno panorama televisivo — trovo molto interessante. Il programma vero e proprio va in onda alla sera, ma ci sono anche degli spezzoni che vanno al pomeriggio nel fine settimana: così può capitare che LaMiaRegina si prenda qualche minuto di — meritatissimo e sempre troppo breve — riposo. La Pasionaria coglie l’occasione per prendersi due coccole.

— Mamma, cosa guardi?
XFactor.
— E che programma è?
— È una gara di cantanti: ognuno canta una canzone e quello che canta meglio vince!
— Ah, ho capito: è uno Zecchino d’Oro per i grandi!

Inserito da: Galliolus | Sabato, 24 Ottobre 2009

Le collane di Rose

Domenica 25 ottobre, alle 17 circa, la mia amica Rose Busingye parteciperà alla trasmissione di Rai3 Alle falde del Kilimangiaro, insieme ad Alberto Piatti, Segretario Generale della Fondazione AVSI. Date un’occhiata, magari per Natale regalate le sue belle collane di carta riciclata, create da quelle sante donne del Meeting Point di Kampala, in Uganda.

Aggiornamento (27.10.2009): I primi commenti di Alga mi spingono a dire qualcosa in più. Le collane possono essere ordinate telefonando allo 02–6749881, oppure scrivendo a collane@avsi.org. Costano 15 euri l’una, ma chiedono di acquistare un pacco da 50 pezzi (te lo mandano a casa). Nel pacco ci sono le collane, ben confezionate separatamente, e materiale informativo dell’AVSI, che è la fondazione sotto il cui ombrello è nato il lavoro di Rose Meeting Point di Kampala. Come giustamente nota Alga qui sotto, le collane sono molto belle:

collane_rose

Sono anche ben fatte, come può testimoniare LaMiaRegina che ne possiede un paio. Cliccando sulla figura accedete ad altre foto delle collane e delle bellissime — sempre per citare Alga — donne del Meeting Point.

Il fatto che l’investimento minimo sia di 750 euri è oggettivamente un ostacolo per molti. Io la vedo così: si possono formare dei gruppi di acquisto (sul lavoro, nel condominio, tra i soci della bocciofila…); oppure può essere una proposta interessante per quelle aziende che per Natale fanno regali ai clienti, o ai collaboratori, che potrebbero per una volta sganciarsi dal classico cesto con i fichi secchi; forse potrebbero essere usate come bomboniere o simili, ma su questo non mi sbilancio. In ogni caso, se volete aiutare Rose date un’occhiata qui.

Concludo con un filmato sul lavoro di AVSI in Uganda (Rose compare dal minuto 8 in avanti):

Inserito da: Galliolus | Venerdì, 23 Ottobre 2009

Costruttore di uomini

È morto don Giorgio Pontiggia. Uomo vero, prete vero, educatore vero. Costruttore di uomini, come lo definisce Luigi Amicone ricordandolo su Tempi.

Se l’avete conosciuto — o come me l’avete sentito parlare qualche volta — non c’è bisogno di aggiungere altro. Se non sapete chi è, Il Sussidiario pubblica alcune lettere dei suoi ragazzi.

Inserito da: Galliolus | Martedì, 20 Ottobre 2009

Paranoico vittima di allucinazioni visive

Molti anni fa il Giro d’Italia fece tappa a Recanati; qualche buontempone mise in palio un premio per il giornalista che fosse riuscito a scrivere il suo articolo senza citare Giacomo Leopardi, né alcuna delle sue opere. Il premio non fu assegnato.

A margine del Festival Internazionale del Film di Roma, propongo di istituire analogo premio a chi riuscirà a scrivere un articolo su Terry Gilliam senza usare l’aggettivo visionario.

Inserito da: Galliolus | Martedì, 13 Ottobre 2009

Ci vuole un motivo

Ieri sera è morto Frank Vandenbroucke. Camera d’albergo, medicine, solitudine: siamo in Senegal, ma è una scena che abbiamo già visto a Rimini, residence “Le Rose”.

Per essere un campione non bastano le gambe, ci vuole anche il cervello: questo lo dicono tutti. Quello che non dicono mai è che ci vuole anche un buon motivo.

Addio, Frank. E se vedi Marco, salutalo da parte mia.

Inserito da: Galliolus | Sabato, 10 Ottobre 2009

Sforzi straordinari

Barack Obama è giovane, bello, magro, carismatico, intelligente e — così ho sentito dire — pure un po’ abbronzato. Prevedo che nei prossimi 12 mesi completerà il ritiro dall’Iraq, sarà a buon punto con la pacificazione dell’Afghanistan, farà rinascere il dialogo tra India e Pakistan, dimezzerà il numero di testate nucleari, convincerà Ahmadinejad a dimettersi, darà inizio alla riunificazione delle due Coree e troverà una soluzione geniale per la Terra Santa. Però a quel punto che cosa facciamo: gli diamo il Telegatto?

Riguardo ai tre fisici, nulla da eccepire. Non ci sono state le polemiche dell’anno passato — ne avevo parlato qui — ed è stata rispettata la tradizione che vuole l’alternanza tra teorici e sperimentali. Solo una domanda: se un premio Nobel può essere dato per degli extraordinary efforts, perché non l’avete ancora dato al buon vecchio zio Peter? Anche perché da anni ho in serbo una buona bottiglia di scotch per l’occasione, sarebbe ora di aprirla prima che evapori del tutto.

Inserito da: Galliolus | Venerdì, 9 Ottobre 2009

La contea di Norfolk contro il dottor House

Attenzione: l’articolo che segue non è adatto ai lettori facilmente impressionabili.

dr_house

Quasi morire non cambia niente, è la morte che cambia tutto quanto.
(Gregory House)

Vi parlerò oggi della signora Kerrie Wooltorton, 26 anni, di Norwich (contea di Norfolk, Inghilterra). Si dice che la signora soffrisse di una grave depressione, dovuta probabilmente all’impossibilità avere figli: per questo aveva tentato ben nove volte il suicidio per avvelenamento, sempre fallendo a causa della tempestività dei soccorsi. Alla decima volta, la signora Wooltorton si è bevuta la sua pozione ed ha chiamato l’ambulanza: stavolta però ai dottori ha consegnato il suo testamento biologico, regolarmente redatto tre giorni prima nel pieno possesso delle sue facoltà mentali. Nel testamento c’era scritto che non voleva essere salvata, ma solo assistita con calmanti: ha chiamato l’ambulanza per non soffrire e per non morire da sola, non per essere curata.

I dottori, non trovando alternative più sensate, l’hanno lasciata morire. Il fatto è di due anni fa, ma viene fuori adesso — ne parla il Daily Telegraph, ripreso per primo in Italia da Il Sole 24 ORE — perché c’è un’inchiesta in corso. A qualcuno è venuto il dubbio che una depressa che ha già tentato nove volte il suicidio non possa contemporaneamente essere nel pieno possesso delle sue facoltà mentali mentre progetta il decimo, e adesso vuole vederci chiaro. Comunque vada a finire, sembra la prima volta che il testamento biologico sia stato usato per un suicidio.

Vi parlerò anche del piccolo Jayden, figlio di Sarah Capewell, venuto al mondo nell’ottobre scorso al James Paget Hospital di Gorleston (contea di Norfolk, Inghilterra). Inutile cercare di lui all’ufficio anagrafe: il piccolo Jayden non esiste. Scusate, forse dal tono della storia state pensando ad un bambino, ma non è così: stiamo parlando di un qualche tipo di mammifero, erroneamente uscito dall’utero di una femmina di Homo sapiens dopo 21 settimane e 5 giorni di gestazione. Se poi pensate che un simile mammifero possa essere considerato un bambino, andatevi a rileggere le precise istruzioni della British Association of Perinatal Medicine: per essere un bambino ci vogliono 22 settimane, non un minuto di meno. Il piccolo Jayden è stato lasciato morire, e a scanso di equivoci sarebbe morto in ogni caso — oppure avrebbe stabilito un primato mondiale —. Il punto è che è stato abbandonato, senza un calmante, senza una coperta, senza una carezza, senza una parola di conforto per lui e per la sua povera mamma che inutilmente chiedeva aiuto. Ci ha messo due ore per arrendersi, senza il diritto a quella cura e quella dignità nel morire che la contea di Norfolk assicura agli Homo sapiens, e probabilmente anche ad altre specie di mammifero.

La storia di Sarah e Jayden è raccontata ancora dal Daily Telegraph e — con immagini che qualcuno potrebbe considerare eccessivamente forti — dal Daily Mail; in Italia è stata ripresa da Il Sussidiario. Sarah Capewell combatte la sua battaglia per mezzo del sito — attenzione, anche qui immagini forti — Justice For Jayden, dal quale chiede che vengano cambiate le procedure mediche e col quale incontra altre donne che hanno avuto analoghe esperienze.

A questo punto vorrei concludere con una morale, ma francamente non saprei cosa dire. Osservo amaramente che si tratta storie di donne, di madri o aspiranti tali, dove gli uomini non ci sono o non si vedono — gli uomini che servono, perché io questi dottori me li immagino tutti uomini, non so voi —; ma non riesco ad andare oltre questo pensiero.

Quando mi trovo in queste situazioni di stallo, di solito scarico la posta elettronica. La mia casella è ormai sommersa dallo spam: sono oltre il 95%, e credo purtroppo che sia una percentuale abbastanza comune. Il filtro bayesiano di Mail fa perfettamente il suo sporco lavoro, e da tempo cancello senza controllare; ogni tanto però un occhio mi cade, ed ho notato che da una decina di giorni a questa parte — oltre alle solite offerte del reparto farmacia — va moltissimo il Vicodin. Sta forse per ricominciare la serie del dottor House?

Ecco, il dottor House. Qualcosa mi dice che il dottor House se ne sarebbe altamente infischiato della volontà del paziente e di tutti i codici etici. Lui non li legge nemmeno, i codici etici: fa il dottore e basta. Cura la gente. Per tutto il resto rivolgersi alla Cuddy.

Quanto mi piace quell’uomo.

Inserito da: Galliolus | Martedì, 22 Settembre 2009

Sapere vs. essere

È noto che i Liguri sono un popolo di navigatori; non è forse altrettanto noto che essi sono al contempo pessimi nuotatori. Spartacus non fa eccezione: per lui l’esperienza del bagno in mare consiste nell’alternare mugugni contro le onde a sguardi disperati verso il padre che lo tiene in braccio: non avrai mica intenzione di infilarmi lì dentro, vero?

Accanto a noi autoctoni terragni, una sorridente mamma padana tiene per le mani un’altrettanto sorridente bambina. La tiene perché non sa camminare, non certo per l’acqua: la piccola non mostra alcun timore reverenziale per l’omerica immensità del mare nostrum, né per onde di altezza paragonabile alla sua. Le guardiamo stupefatti, forse troppo insistentemente, tanto che la mamma sente il bisogno di giustificarsi:

— Sa, quest’inverno abbiamo seguito un corso di acquaticità: è stato così importante per la sua autostima!

Racconto quest’episodio al di là del caso concreto — sia chiaro che non sto giudicando una persona da un piccolo particolare, non avrebbe senso — perché mi è sembrato esemplificativo di un atteggiamento sempre più diffuso tra i genitori. È come se il compito di un genitore si fosse ridotto all’insegnamento di alcune particolari abilità, per le quali di solito si ricorre ad un esperto: allenatore, psicologo, nutrizionista, etc. Come se fare il genitore avesse a che fare con la comunicazione di un sapere — teorico o pratico che sia — piuttosto che con la comunicazione di un essere. Come se un analfabeta non potesse essere un genitore eccellente.

Inserito da: Galliolus | Venerdì, 4 Settembre 2009

Benvenuta, o mia Regina!

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