Pubblicato da: Galliolus | mercoledì, 22 maggio 2013

Chi non fa, non falla

L’ignavia sembra essere diventata la virtù nazionale: di fronte a un problema, si tergiversa, si temporeggia, si pongono precondizioni che l’altro giudicherà inaccettabili, ci si rifugia nel benaltrismo.

Simmetricamente, non appena qualcuno tenta di essere costruttivo, di smuovere la situazione, parte un formidabile tiro incrociato. Se non vuoi dialogare sei un dittatore, ma appena provi a farlo ti dicono che vuoi l’inciucio; se odi i negri sei razzista, ma se non li odi sei buonista; così come sei non vai bene, ma se cambi non sei più quello di una volta.

I miei poveri allievi sono cresciuti in questo brodo culturale. Non posso stupirmi più di tanto per questa risposta, data nei recenti test Invalsi per la prima media.

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Pubblicato da: Galliolus | mercoledì, 22 maggio 2013

Ray Manzarek (1939–2013)

Pubblicato da: Galliolus | giovedì, 2 maggio 2013

Margaret Thatcher (1925–2013)

In principio fu l’odiosissima professoressa di inglese, che avemmo in sorte per il tratto iniziale del liceo: una Iron Lady più giovane, ma altrettanto accomodante. Prima di lei la politica inglese non suscitava grande interesse, anche se era chiaro che gli inglesi fossero i cattivi: per una generazione cresciuta a pane e Salgàri si trattava di un’evidenza che non necessitava dimostrazione. L’avvento al potere di Margaret Thatcher era solo la dimostrazione che gli inglesi, oltre che cattivi, erano decaduti al punto di farsi comandare da una femmina.

Poi vennero l’IRA, Bobby Sands e lo sciopero della fame. Fu il segnale di una battaglia alla quale — molto più comodamente — partecipammo anche noi: cominciarono sistematicamente ad apparire sulla lavagna scritte inneggianti alla Repubblica d’Irlanda e ai martiri di Maze. Quella povera donna apriva ogni lezione cancellando con britannica flemma le nostre provocazioni, senza mai tradire la minima emozione, senza mai darci la soddisfazione di un commento.

L’anno seguente fu la volta delle Falkland e dell’ennesima inutile strage: ovviamente non avemmo dubbi su quale fosse la parte giusta. Riformammo d’autorità la carta geografica murale, le islas Malvinas cambiarono colore e riprese la litania delle scritte alla lavagna. Una volta però, pur senza intaccare la sua proverbiale compostezza, la nostra arcinemica si degnò di farci osservare che stavamo implicitamente sostenendo la dittatura militare Argentina. Improvvisamente, conobbi il tarlo del dubbio.

Infine, arrivò lo sciopero dei minatori. Per una generazione cresciuta a pane e Cronin non avrebbero dovuto esserci dubbi su chi fossero i buoni, ma il tarlo ormai c’era e non se ne sarebbe più andato. La nostra Iron Lady era riuscita a decimare la classe, e i pochi superstiti erano stati distribuiti tra le altre sezioni; io trovai una nuova professoressa di inglese, coetanea della Thatcher e pettinata come lei, ma molto più accomodante. La maturità si avvicinava a grandi passi, il mondo e la vita cominciavano a farsi più complicati e c’erano tenui indizi che il liberalismo non fosse il Male Assoluto. Il nome di Bobby Sands — pace all’anima sua — si leggeva ancora su qualche banco, dove era stato pazientemente inciso solo pochi anni prima; ma io non avevo più lo stesso entusiasmo. Niente di personale: semplicemente, non era più la mia guerra.

Non ho mai più rivisto la mia vecchia professoressa di inglese, Margareth Thatcher è morta qualche giorno fa e anch’io non ho più vent’anni. Mentre molti festeggiano, con punte di cattivo gusto, io cerco di ricordare che il bene non sta tutto e sempre da una parte sola, che si possono avere legittimamente opinioni diverse, che l’ideologia è nemica della realtà, che si può imparare qualcosa anche dal nemico. E non sono più disponibile a farmi trascinare sulle barricate.

Ma continuo ad avere qualche difficoltà con l’inglese.

Pubblicato da: Galliolus | sabato, 27 aprile 2013

Sessant’anni di doppia elica

L’altroieri cadeva un anniversario importante: la prestigiosa rivista Nature giusto sessant’anni fa pubblicava un breve ma interessante articolo, intitolato “A Structure for Deoxyribose Nucleic Acid“. Autori due giovani biologi: James Watson e Francis Crick, 62 anni in tutto.

Tra diecimila anni la storia del Novecento sarà condensata in poche righe, ma i loro nomi ci saranno: per questo pensavo che l’anniversario sarebbe stato onorato con maggior attenzione da parte dei mezzi di comunicazione sociale. D’altra parte era il 25 Aprile, e anch’io avevo di meglio da fare.

Onore quindi a il Post, tra i pochi a coprire la notizia con un bel racconto per immagini. Si inizia da qui.

Pubblicato da: Galliolus | domenica, 21 aprile 2013

Spartacus e il Presidente

Ma perché quella signora dice sempre “Napo Natale”?

Pubblicato da: Galliolus | venerdì, 19 aprile 2013

Il mio candidato per il Quirinale

Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.
(Costituzione della Repubblica Italiana, articolo 87)

Mi sembra che quasi tutti concordino sulle caratteristiche che dovrà avere il prossimo Presidente della Repubblica. Ci serve:

  • un candidato accettabile da una grande maggioranza degli schieramenti politici;
  • un candidato non inviso a quegli schieramenti politici che magari non lo candiderebbero;
  • un candidato popolare, dal quale tutti gli italiani possano sentirsi rappresentati;
  • un candidato diverso dai soliti nomi della partitocrazia;
  • un candidato che abbia già ricoperto con unanime consenso importanti cariche istituzionali;
  • un candidato di rodata esperienza;
  • un candidato di successo;
  • un candidato conosciuto, stimato e rispettato a livello internazionale;
  • un candidato dal temperamento riflessivo, flemmatico e tendenzialmente riservato, ma capace di metterci la faccia se è necessario;
  • un candidato che abbia dimostrato di non essere attaccato alla poltrona;
  • un candidato che sappia fare un passo indietro quando sarà il momento;
  • un candidato di grande personalità, che abbia al contempo un solido spirito di squadra;
  • un candidato gradito al centrodestra, ma che in nessun modo subisca il diabolico fascino di Silvio Berlusconi.

Quando ero bambino, c’era l’Educazione Civica: l’unica materia più sottovalutata della ginnastica. Non ricordo granché — son passati quarant’anni —, ma c’era una pagina del sussidiario dedicata ai doveri del cittadino: tra essi spiccava “onorare la Patria”. Per illustrare l’astrattissimo concetto, diverse foto: ragazzi in divisa, ma anche scienziati, poeti e navigatori, tutti a me ignoti. E poi c’era lui, immortalato in un plastico tuffo in estrema difesa dell’italica porta.

Dino Zoff

Non sto scherzando, non vedo chi altri potrebbe metterli d’accordo tutti.

[La foto è di Wikipedia.]

Pubblicato da: Galliolus | giovedì, 18 aprile 2013

Il bianco e il nero

[Qui tutte le informazioni utili.]

Pubblicato da: Galliolus | giovedì, 11 aprile 2013

Faccia di bronzo

La domanda chiedeva di parlare delle ossa della testa. Ecco una curiosa risposta:

Le ossa della testa sono 2: cranio e faccia. Il cranio serve per proteggere il cervello che è molto importante. Sinceramente non mi ricordo a cosa serve la faccia.

Cestinerò i commenti volgari.

Pubblicato da: Galliolus | giovedì, 28 marzo 2013

Il mio saluto al Barone

A conclusione di quella che è stata la miglior annata dell’Italia, da quando siamo stati accolti nell’aristocrazia del Sei Nazioni, vorrei rivolgere il mio saluto — colmo di gratitudine — ad Andrea Lo Cicero, il pilone che dopo 103 partite ha deciso di appendere la maglia azzurra al proverbiale chiodo.

Qualche anno fa — forse si sentiva vecchio già allora — uscì una sua autobiografia, firmata con Paolo Cecinelli. La fulminante introduzione dice più di mille parole di circostanza:

Cinquantacinque punti in testa, di cui ventuno solo a un orecchio. Sei dita rotte. Quattro costole. Un gomito. Spalle lussate a volontà e una clavicola fratturata. Distorsioni varie alle gambe. Un collaterale rotto e una sublussazione del ginocchio. Uscite dal campo per infortunio: nessuna.

Grazie di tutto, Barone!

Pubblicato da: Galliolus | giovedì, 21 marzo 2013

Pietro Mennea (1952–2013)

Ci sono delle volte che vorrei essere capace di scrivere, di spiegare. Oggi è una di quelle volte: non ho idea di come raccontare le emozioni di un ragazzino che scopre che l’uomo più veloce del mondo viene da Barletta.

Per quelli della mia generazione, Mennea non è stato solo un atleta; è stato un modo di dire, una metafora, un’antonomasia, come e più di Beep Beep e Speedy Gonzales. Ma siccome non ve lo so spiegare, vi lascio alle immagini.

Questa è la combattuta finale dei 100 m ai campionati europei di Praga 1978: la voce è quella di Paolo Rosi, per una volta misurato.

Qui siamo sempre a Praga 1978: la finale dei 200 m è dominata e Paolo Rosi dà libero sfogo al repertorio più classico, da “si distende” a “le sue leve prodigiose”. Manca “caracollante” e c’è proprio tutto.

Aggiornamento (2013-03-27): A differenza di me, Leonardo sa spiegarsi — come sempre — benissimo.

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