In principio fu l’odiosissima professoressa di inglese, che avemmo in sorte per il tratto iniziale del liceo: una Iron Lady più giovane, ma altrettanto accomodante. Prima di lei la politica inglese non suscitava grande interesse, anche se era chiaro che gli inglesi fossero i cattivi: per una generazione cresciuta a pane e Salgàri si trattava di un’evidenza che non necessitava dimostrazione. L’avvento al potere di Margaret Thatcher era solo la dimostrazione che gli inglesi, oltre che cattivi, erano decaduti al punto di farsi comandare da una femmina.
Poi vennero l’IRA, Bobby Sands e lo sciopero della fame. Fu il segnale di una battaglia alla quale — molto più comodamente — partecipammo anche noi: cominciarono sistematicamente ad apparire sulla lavagna scritte inneggianti alla Repubblica d’Irlanda e ai martiri di Maze. Quella povera donna apriva ogni lezione cancellando con britannica flemma le nostre provocazioni, senza mai tradire la minima emozione, senza mai darci la soddisfazione di un commento.
L’anno seguente fu la volta delle Falkland e dell’ennesima inutile strage: ovviamente non avemmo dubbi su quale fosse la parte giusta. Riformammo d’autorità la carta geografica murale, le islas Malvinas cambiarono colore e riprese la litania delle scritte alla lavagna. Una volta però, pur senza intaccare la sua proverbiale compostezza, la nostra arcinemica si degnò di farci osservare che stavamo implicitamente sostenendo la dittatura militare Argentina. Improvvisamente, conobbi il tarlo del dubbio.
Infine, arrivò lo sciopero dei minatori. Per una generazione cresciuta a pane e Cronin non avrebbero dovuto esserci dubbi su chi fossero i buoni, ma il tarlo ormai c’era e non se ne sarebbe più andato. La nostra Iron Lady era riuscita a decimare la classe, e i pochi superstiti erano stati distribuiti tra le altre sezioni; io trovai una nuova professoressa di inglese, coetanea della Thatcher e pettinata come lei, ma molto più accomodante. La maturità si avvicinava a grandi passi, il mondo e la vita cominciavano a farsi più complicati e c’erano tenui indizi che il liberalismo non fosse il Male Assoluto. Il nome di Bobby Sands — pace all’anima sua — si leggeva ancora su qualche banco, dove era stato pazientemente inciso solo pochi anni prima; ma io non avevo più lo stesso entusiasmo. Niente di personale: semplicemente, non era più la mia guerra.
Non ho mai più rivisto la mia vecchia professoressa di inglese, Margareth Thatcher è morta qualche giorno fa e anch’io non ho più vent’anni. Mentre molti festeggiano, con punte di cattivo gusto, io cerco di ricordare che il bene non sta tutto e sempre da una parte sola, che si possono avere legittimamente opinioni diverse, che l’ideologia è nemica della realtà, che si può imparare qualcosa anche dal nemico. E non sono più disponibile a farmi trascinare sulle barricate.
Ma continuo ad avere qualche difficoltà con l’inglese.
Ultimi commenti